martedì 3 novembre 2026

I micro elementi del terreno

I microelementi hanno un ruolo in moltissimi processi che avvengono durante l’attività vitale dei vegetali, una carenza o un eccesso di una di queste sostanze potrà creare squilibri che si manifesteranno poi come fisiopatie.

Uno dei sintomi più evidenti che si verificherà spesso in caso di squilibrio nella presenza di un microelemento sarà la colorazione anomala delle foglie della pianta, soprattutto ingiallimenti non dovuti all’aridità o all’arrossimento delle pagine fogliari, ma veri e propri sintomi spia di un microelemento carente; anche la cascola delle foglie e dei fiori o l’arresto nella crescita potrà essere dovuto a un suolo a cui manca qualche sostanza importante. Le carenze di elementi nel terreno, non sempre sono dovute alla loro effettiva assenza, ma, spesso, la causa è negli eccessi di altri microelementi antagonisti che ne ostacoleranno l’assorbimento. Inoltre, anche il pH del suolo influenzerà in maniera rilevante l’assorbimento dei nutrimenti della pianta.

Agiscono in quantità ridottissime entrando nella costituzione degli enzimi, questi elementi: Zinco (Zn), Manganese (Mn) Rame (Cu), Molibdeno (Mo) e Boro (B).


Vediamo nel dettaglio:

ZINCO: è fondamentale nel metabolismo vegetale, svolge funzioni importanti nella germinazione, interviene nella sintesi dei pigmenti e quindi presenta un’azione fondamentale nella colorazione dei frutti. Una sua carenza risulterà nociva per lo sviluppo delle piante e per tutti i processi in cui è implicato.


MANGANESE: componente della molecola della clorofilla, coinvolto nei processi di attivazione enzimatica sarò fondamentale come stimolatore di crescita delle radici secondarie. Una sua carenza determinerà un’eccessiva secchezza nelle foglie delle piante limitando i processi in cui è coinvolto.


RAME: fondamentale per la stabilità della clorofilla e di altri pigmenti, per la riduzione dei nitrati e per l’azoto fissazione da parte dei rizobi. Interagisce con fosforo e zinco, se però fosse in eccesso ne diminuirebbe la disponibilità. Difficile una sua carenza (non viene dilavato facilmente), più probabile un eccesso, in questo caso può rallentare l’attività di sviluppo radicale.


MOLIBDENO: interviene soprattutto a livello degli enzimi importanti nella fase della riduzione dei nitrati e nella fissazione dell’azoto. Il molibdeno, infatti, agisce sulla crescita intervenendo nei processi di azoto fissazione e di riduzione dei nitrati. 

Una carenza di questo elemento si manifesterà con clorosi diffusa, foglie di dimensioni minori che appassiranno e si deformeranno assumendo una colorazione bronzea, la pianta avrà così dimensioni ridotte con necrosi finali; per quanto riguarda gli eccessi di molibdeno non si registrano fenomeni significativi.


BORO: assicura una divisione cellulare ordinata, garantisce la corretta formazione di nuovi organi nei punti di crescita come foglie, radici e parti fiorali affinché svolgano correttamente il loro ruolo. Nelle abituali condizioni di coltivazione si potranno riscontrare situazioni di carenza assoluta di boro per scarsa presenza nel terreno, oppure per mancanza temporanea dovuta alle difficoltà di assorbimento da parte dell’apparato radicale. Essendo un microelemento che incrementa l’allegagione, è identificabile la sua carenza quando la pianta si troverà nella fase fenologica della fioritura (maggio/giugno) manifestandosi con una vistosa riduzione della produzione di fiori. Eccessi provocherebbero tossicità.


 I microelementi hanno un ruolo in moltissimi processi che avvengono durante l’attività vitale dei vegetali




martedì 30 giugno 2026

I macro elementi del terreno

Affinché le piante del nostro orto possano crescere e svilupparsi nel modo corretto, occorrerà che vi siano alcuni elementi nutritivi suddivisi in macro e in micro, presenti nel terreno nelle giuste quantità.


I macroelementi

I macroelementi, detti anche macronutrienti, sono quei nutrienti di cui le piante hanno bisogno in quantità maggiore, svolgono essenzialmente un ruolo strutturale ed energetico; Sono elementi indispensabili per la crescita e lo svolgimento delle funzioni metaboliche delle piante.

I principali macroelementi sono tre: N (azoto), P (fosforo) e K (potassio); sono gli elementi chimici più assorbiti e maggiormente limitanti per le rese degli ortaggi. Fondamentali saranno le quantità presenti, perché dovranno essere nella giusta misura, diversamente sia un eccesso che una carenza provocherebbe dei grossi problemi e squilibri legati alla crescita dei vegetali.

Importanti sono anche i macroelementi secondari, quali: il Calcio (Ca), lo Zolfo (S), il Magnesio (mg) e il Ferro (Fe), solitamente però sempre presenti nel terreno ed in quantità non limitante.


Vediamo nel dettaglio i più importanti:

AZOTO: allo stato puro è un gas che forma 4/5 della nostra atmosfera. È anche l’elemento che più spesso manca ai nostri terreni, per questo è indispensabile; pertanto, è fondamentale prestare una continua attenzione alla sua presenza. 

I principali problemi connessi a elevata o eccessiva disponibilità di N sono:

  • Rallentamento della velocità di sviluppo, ritardo nelle date di fioritura, fruttificazione e maturazione
  • Minore resistenza ad avversità climatiche e parassitarie
  • scarsa resistenza meccanica
  • suscettibilità a fitopatie
  • minore sensibilità al freddo e maggiore acquosità
  • aumento consumi idrici: sinergismo tra acqua e N
  • accumulo di nitrati nella pianta.

Considerato il «motore» della vita vegetale in quanto favorisce la formazione del fogliame e del legno. Una sua carenza sarà evidente anche a occhio nudo perché le foglie dei vegetali assumeranno un colore verde scialbo con tendenza ad ingiallire precocemente, lo sviluppo diverrà lento e la pianta gracile. Per venire assimilato dalle piante, dovrà essere fissato da microrganismi attraverso una serie di procedimenti chimici che, solo alla fine, lo renderanno disponibile.


FOSFORO: questo elemento in natura non è mai libero (puro), esso infatti si combina con l’ossigeno dando origine all’anidride fosforica, una sostanza assai utile per la vita delle piante; allo stato puro invece, è molto pericoloso. 

Favorisce le fasi iniziali di sviluppo degli apparati radicali, aumenta la precocità (al contrario dell’N) ed è fondamentale per lo sviluppo di tutto il vegetale, perché favorisce la crescita, l’aspetto, il volume e migliora il sapore degli ortaggi. Al contrario, la sua carenza renderà più difficile lo sviluppo della clorofilla, per questo motivo il fogliame assumerà un colore rosso-bruno e diminuirà di conseguenza il rendimento della pianta.


POTASSIO: elemento in grado di svolgere un’azione energica sull’assimilazione degli elementi indispensabili alla vita vegetale e ne solleciterà la maturazione. 

Importante regolatore fisiologico della permeabilità cellulare, dell’equilibrio acido-basico (neutralizza acidi organici), dei sistemi enzimatici della sintesi dei glucidi, proteine e grassi. Aumenterà la resistenza alle avversità (freddo, patologie) e migliorerà allo stesso tempo la turgescenza cellulare.

La sua carenza renderà il fogliame dapprima verde-azzurro, poi violaceo e rosso-bruno, con macchie gialle ai bordi; molto importante accorgersi in anticipo di una sua eventuale carenza per evitare problemi successivi.



Pianta di fagiolino, fondamentale per la fissazione dell'azoto atmosferico



martedì 3 marzo 2026

La tessitura: proprietà fisiche del terreno

In agronomia la tessitura è la proprietà fisica del terreno che lo identifica in base alla composizione percentuale delle sue particelle solide distinte per classi granulometriche. Questa proprietà è importante per lo studio dei suoli e del terreno, in quanto ne condiziona sensibilmente le proprietà fisico-meccaniche e chimiche con riflessi sulla dinamica dell'acqua e dell'aria e sulla tecnica agronomica.

Le frazioni granulometriche del terreno si distinguono in grossolana (sabbia e scheletro), fine (limo) e finissima (argilla); sabbia, limo e argilla costituiscono la cosiddetta terra fine.

In funzione del diametro delle particelle con cui sono composti i terreni, possono essere classificati in modo diverso.







Terreni sassosi

Si definiscono sassosi i suoli in cui prevalgono i ciottoli o, comunque, particelle di terra con un diametro superiore ai 2mm; questi terreni lasciano filtrare e sgrondare l’acqua impedendole di ristagnare; per contro, offrono alle piante particelle troppo grosse per essere sfruttate dalle radici e sono di ostacolo al germogliamento della semente.


Terreni sabbiosi

Si definiscono sabbiosi i suoli in cui prevale la sabbia, grossa o fine, per questo motivo possono essere a loro volta suddivisi a seconda delle dimensioni dei granuli. In generale questi hanno grandezza compresa fra i 50 μ (micron) e i 2 mm così ripartiti:

  • Molto fine, fra 50 e 100 μ
  • Fine, fra i 100 e i 250 μ
  • Media, fra 250 e 500 μ
  • Grossa, fra 500 μ e 1 mm
  • Molto grossa, da 1 a 2 mm

La caratteristica negativa di questi terreni è che, similmente a quelli sassosi, trattengono poco l’acqua i sali minerali e gli elementi necessari per la nutrizione delle piante; hanno invece la caratteristica che si possono lavorare facilmente, non sono però in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni argillosi

Si definiscono argillosi i suoli in cui prevalgono le particelle di diametro piccolissimo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. Da un punto di vista chimico e mineralogico, la frazione granulometrica prevalente è l'argilla, rappresentata da minerali argillosi, silice, idrossidi di ferro e alluminio e dall'humus. Questi terreni possono essere soggetti a ristagni, si lavorano con difficoltà però sono in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni limosi

Si definiscono suoli limosi quei terreni che presentano caratteristiche intermedie a quelle della sabbia e dell’argilla.  In pratica questi suoli hanno il 10% di sabbia, l'80% di limo e il 10% di argilla. I loro difetti sono rappresentati da una forte tendenza a conservarsi allo stato disperso con effetto addensante con il terreno impermeabile sia all'aria e sia all'acqua. Un suolo limoso in sostanza ha i pregi e i difetti della sabbia e dell’argilla.

Suoli con molto limo sono di difficile gestione agronomica e pongono problemi di fertilità fisica e meccanica, oltre che biologica.



Piante di fagiolini in crescita nella prosa pacciamata; inserendo questa coltura nella rotazione, arricchiremo il terreno di azoto




Terreno di medio impasto

Questa tipologia di terreno presenta frazioni di sabbia, limo e argilla in quantità tale che nessuna di queste componenti prevalga; pertanto, si dice essere il migliore per chi pratica orticoltura, questo perché vi sono le condizioni ideali per uno sviluppo equilibrato delle piante.

La tessitura di questa tipologia di suolo è:

  • 50-70% sabbia
  • 25-40% limo
  • 5-15% argilla
  • humus > del 2%
  • scheletro accessorio

Un terreno di questo tipo, si ottiene con limitate lavorazioni, costante apporto di sostanza organica (prestando attenzione a non eccedere), corrette consociazioni e rotazioni colturali, irrigazione a goccia e tecniche agronomiche di salvaguardia del suolo, come per esempio la pacciamatura naturale.