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martedì 3 marzo 2026

La tessitura: proprietà fisiche del terreno

In agronomia la tessitura è la proprietà fisica del terreno che lo identifica in base alla composizione percentuale delle sue particelle solide distinte per classi granulometriche. Questa proprietà è importante per lo studio dei suoli e del terreno, in quanto ne condiziona sensibilmente le proprietà fisico-meccaniche e chimiche con riflessi sulla dinamica dell'acqua e dell'aria e sulla tecnica agronomica.

Le frazioni granulometriche del terreno si distinguono in grossolana (sabbia e scheletro), fine (limo) e finissima (argilla); sabbia, limo e argilla costituiscono la cosiddetta terra fine.

In funzione del diametro delle particelle con cui sono composti i terreni, possono essere classificati in modo diverso.







Terreni sassosi

Si definiscono sassosi i suoli in cui prevalgono i ciottoli o, comunque, particelle di terra con un diametro superiore ai 2mm; questi terreni lasciano filtrare e sgrondare l’acqua impedendole di ristagnare; per contro, offrono alle piante particelle troppo grosse per essere sfruttate dalle radici e sono di ostacolo al germogliamento della semente.


Terreni sabbiosi

Si definiscono sabbiosi i suoli in cui prevale la sabbia, grossa o fine, per questo motivo possono essere a loro volta suddivisi a seconda delle dimensioni dei granuli. In generale questi hanno grandezza compresa fra i 50 μ (micron) e i 2 mm così ripartiti:

  • Molto fine, fra 50 e 100 μ
  • Fine, fra i 100 e i 250 μ
  • Media, fra 250 e 500 μ
  • Grossa, fra 500 μ e 1 mm
  • Molto grossa, da 1 a 2 mm

La caratteristica negativa di questi terreni è che, similmente a quelli sassosi, trattengono poco l’acqua i sali minerali e gli elementi necessari per la nutrizione delle piante; hanno invece la caratteristica che si possono lavorare facilmente, non sono però in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni argillosi

Si definiscono argillosi i suoli in cui prevalgono le particelle di diametro piccolissimo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. Da un punto di vista chimico e mineralogico, la frazione granulometrica prevalente è l'argilla, rappresentata da minerali argillosi, silice, idrossidi di ferro e alluminio e dall'humus. Questi terreni possono essere soggetti a ristagni, si lavorano con difficoltà però sono in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni limosi

Si definiscono suoli limosi quei terreni che presentano caratteristiche intermedie a quelle della sabbia e dell’argilla.  In pratica questi suoli hanno il 10% di sabbia, l'80% di limo e il 10% di argilla. I loro difetti sono rappresentati da una forte tendenza a conservarsi allo stato disperso con effetto addensante con il terreno impermeabile sia all'aria e sia all'acqua. Un suolo limoso in sostanza ha i pregi e i difetti della sabbia e dell’argilla.

Suoli con molto limo sono di difficile gestione agronomica e pongono problemi di fertilità fisica e meccanica, oltre che biologica.



Piante di fagiolini in crescita nella prosa pacciamata; inserendo questa coltura nella rotazione, arricchiremo il terreno di azoto




Terreno di medio impasto

Questa tipologia di terreno presenta frazioni di sabbia, limo e argilla in quantità tale che nessuna di queste componenti prevalga; pertanto, si dice essere il migliore per chi pratica orticoltura, questo perché vi sono le condizioni ideali per uno sviluppo equilibrato delle piante.

La tessitura di questa tipologia di suolo è:

  • 50-70% sabbia
  • 25-40% limo
  • 5-15% argilla
  • humus > del 2%
  • scheletro accessorio

Un terreno di questo tipo, si ottiene con limitate lavorazioni, costante apporto di sostanza organica (prestando attenzione a non eccedere), corrette consociazioni e rotazioni colturali, irrigazione a goccia e tecniche agronomiche di salvaguardia del suolo, come per esempio la pacciamatura naturale. 







giovedì 14 novembre 2024

L’orto biologico

Il termine "biologico" deriva da grego ''bios'' e significa vita. La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale, consiste nel livello di prodotti di sintesi chimica introdotti nell'agrosistema: nell'agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di concimi e fitosanitari prodotti in laboratorio, quindi da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l'agricoltura biologica si fonda sul rispetto dell'agrosistema e dell'ambiente, pur essendo in parte basata sull'ausilio di fitosanitari, che, al contrario però, non contengono sostanze di sintesi, ma sostanze di origine organica e naturale. 




La normativa
A livello normativo l'agricoltura biologica in Europa è stata regolamentata per la prima volta nel 1991 con il Reg. (CEE) nº 2092/91, aggiornato poi a giugno 2007 con un nuovo regolamento CE: Reg. (CE) nº 834/2007 che abroga i precedenti ed è relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale.



Traslando i principi dell’agricoltura biologica all’orto, partiamo dalle regole fondamentali: non utilizzare pesticidi chimici, tutelare la biodiversità, praticare le giuste rotazioni colturali, alternare periodi di riposo al terreno e operare con lavorazioni leggere per preservare lo strato superficiale del suolo; punti indispensabili per una coltivazione armoniosa.
Essenzialmente per curare un orto biologico bisogna avere in primis cura della terra, cercando di capire che non va troppo sfruttata, ma bensì aiutata a rigenerarsi; in questo modo il terreno restituirà piante sane e robuste, che produrranno ortaggi salubri e gustosi in equilibrio e in armonia con l’ambiente.
Sono diverse le formule sperimentate per avvicinarsi a questo tipo di esperienza: dagli orti urbani condivisi, a quelli in affitto, dai più tradizionali orti familiari, magari nel proprio piccolo pezzo di terra vicino casa, o più semplicemente ai piccoli orti realizzati sul proprio balcone.






martedì 30 luglio 2024

La funzione delle malerbe nell'orto

Con il termine di pianta infestante (oppure malerba o popolarmente erbaccia), si intende una pianta che non rivestendo alcuna funzione ritenuta utile per la produzione orticola, andrà a danneggiare le piante esistenti entrando in competizione con esse o diventando parassita.

Le infestanti per definizione possono essere:

  • piante poliennali che si riprodurranno in modo vegetativo oppure in grado di rimanere nel terreno per diversi anni, quali per esempio: Gramigna, Achillea millefoglie, Artemisia comune, Vilucchio, Ortica, Tarassaco, ecc.
  • Piante annuali che si riproduranno da seme, spesso con un forte potenziale riproduttivo, quali per esempio: Erba morella, Sorghetto, Acalifa, Amaranto comune, Borsa del pastore, Camomilla comune, Carota selvatica, Centinodia, Centocchio comune, Cespica annua, Farinaceo comune, Giavone, Papavero, ecc.

Il controllo delle infestanti in un orto circolare si attuerà esclusivamente con l'ausilio di pratiche agronomiche attraverso una metodologia preventiva e di gestione, le più importanti sono:

  • evitare che i semi delle infestanti possano entrare nell’orto attraverso la disseminazione mediante un controllo delle parti non curate, come ad esempio in una strada limitrofa all’appezzamento orticolo oppure in zone vicine con crescita di vegetazione spontanea. 
  • Prestare attenzione se si dovesse utilizzare letame per la concimazione, non adoperare mai quello fresco, in quanto essendo formato da paglia, questa potrebbe essere infestata; inoltre, le deiezioni degli animali potrebbero contenere semi di infestanti. Pertanto, meglio usare letame maturo con adeguata maturazione aerobica di 9 mesi minimo, in questo modo eviteremo possibili effetti dannosi. 
  • Controllare sempre la purezza della semente assicurandosi che non sia contaminata da semi o frammenti di piante infestanti.
  • Procedere con adeguate rotazioni colturali.
  • Attuare una pacciamatura naturale con un corretto mantenimento annuo.

Rimane comunque fondamentale imparare a riconoscere la flora spontanea già nei primi stadi del suo sviluppo, consentirà in questo modo di capire come gestirla al meglio, cercando di limitare la sua azione competitiva nei confronti delle piante coltivate.

Per le colture orticole la funzione di alcune malerbe, sarà quella di indicarci la presenza di diversi organismi dannosi, in particolare gli insetti, aiutandoci ad intensificare il monitoraggio nelle coltivazioni presenti nel nostro orto circolare.


Ortica in piena fase vegetativa



Una caratteristica delle erbe infestanti sarà la capacità di ospitare diversi insetti utili (ausiliari) che, a seconda della loro necessità, potranno trovare su di esse fonti importanti di nutrimento sia a livello animale come prede da divorare o organismi da parassitare, e sia a livello vegetale come il nettare, il polline, la melata e vari succhi vegetali. Per esempio, la melanzana e lo zucchino che hanno come insetto comune dannoso l’afide Aphis gossypii in grado di attaccare le colture nel loro periodo vegetativo (metà primavera, inizio autunno al nord in pianura padana), se avessero vicino alla coltivazione piante (esempio siepi naturali) in grado di offrire rifugio agli insetti antagonisti, la coltura ne gioverebbe, in quanto questi predatori naturali attraverso la lotta biologica neutralizzerebbero l’attacco. 

I nemici presenti in natura degli afidi sono: Coleotteri Coccinellidi, Neurotteri Crisopidi, Ditteri Sirfidi e Ditteri Cecidomidi, Imenotteri parassitoidi, Acari predatori del genere Allothrombium.

Considerando che gli attacchi di molti di insetti si ripetono sistematicamente ogni anno (esempio la dorifora sulla patata), l’uso di flora spontanea come “informatore spia”, darà anche l’opportunità di attivare delle misure di contenimento nel periodo e nella migliore modalità. Ad esempio, ai margini o fra le fila di una coltivazione di lattuga o radicchio, potremmo lasciar crescere alcuni esemplari di grespino rosso, in quanto questa pianta potrà fungere da specie ospite per gli afidi delle due colture, utilizzandola quindi come indicatore di una possibile infestazione. Attenzione però, perché per monitorare la presenza di un insetto dannoso non bisognerà concentrarsi solo sull’osservazione della flora spontanea, in quanto andrà ispezionata sempre e comunque anche la coltura, la presenza di malerbe utili ci supporterà a rendere più efficace il monitoraggio ma non a sostituirlo.

Le erbe spontanee così come possono ospitare un parassita, possono anche fornire un alimento ai suoi nemici naturali, facendoli avvicinare in prossimità delle coltivazioni, per questo motivo la loro eliminazione va fatta in modo ragionato considerando il contributo che gli organismi utili possono portare nel controllare quelli dannosi.

La quantità della flora spontanea da preservare non dovrebbe mai limitare l’attività delle colture; pertanto, possiamo pensare di avere un rapporto di uno a quattro: 5 piante ogni 20 mq di orto, distribuite fra le file coltivate o lungo i bordi. Tuttavia, qualora le malerbe utili dovessero diventare un pericolo per le coltivazioni per il nostro orto circolare, perché su di esse rileveremo sintomi di virosi o malattie fungine dannose per le colture presenti, oppure non fossimo sicuri che questo tipo di piante siano davvero valide, dovremmo evitare di lasciarle crescere andando ad estirparle.


Farinaccio comune - pianta annuale in grado di monitorare altiche delle crucifere, 

afide delle cucurbitacee e afide nero della fava; ospita anche insetti utili




domenica 14 aprile 2024

L''orto

Il termine deriva dal latino hŏrtu(m)[«giardino» (occitano òrt, catalano hort, spagnolo huerta', portoghese horto), corrispondente al termine in greco antico χόρτος?, chórtos, "cortile", al gallico garth, all'alto tedesco antico garto (cfr. tedesco Garten e inglese garden), gotico 𐌲𐌰𐍂𐌳𐌰, garda (da cui forse lo slavo antico gradŭ, in russo город?, górod), da una radice indoeuropea *gʰórdʰos, «recinto»)[. (https://it.wikipedia.org/wiki/Orto) 



Perché fare l'orto

L’orto è una passione che può essere alla portata di tutti, per ottenere dei buoni risultati richiede solo alcune accortezze, buona volontà e soprattutto costanza, perché coltivare verdure può rivelarsi più semplice di quel che si crede.

Il senso di fare un orto sta nel volere, per le motivazioni più varie, prendersi cura della terra in modo che la terra si prenda cura di noi. Per il tempo che le dedichiamo ed è tempo sì di sforzo fisico ma è tempo di pianificazione, di pensiero, di organizzazione, di coordinamento e condivisione di compiti.

Produrre ortaggi propri è poi un ottimo modo per risparmiare anche denaro mentre ci si immerge in un esperienza unica nella natura. Inoltre, coltivare le proprie verdure, può consentire anche un risparmio economico qualora si riuscisse ad avere una certa autosufficienza di produzione, ma è anche utile per valorizzare e riscoprire il gusto e la consistenza dei propri ortaggi comparandoli con quelli acquistati. 

Sono diverse le formule sperimentate per avvicinarsi a questo tipo di esperienza: dagli orti urbani condivisi, a quelli in affitto, dai più tradizionali orti familiari, magari nel proprio piccolo pezzo di terra vicino casa, o più semplicemente ai piccoli orti realizzati sul proprio balcone.



Tipologie di orto

Ci sono diversi tipi di coltivazione orticola, da quello convenzionale (con l'ausilio della chimica), a quello biologico o sinergico fino ad arrivare al modello di orto naturale (praticato dal sottoscritto).

Quando si parla di orto biologico, si fa riferimento alla differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale, consiste nel livello di prodotti di sintesi chimica introdotti nell'agrosistema che nell'agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di concimi e fitosanitari prodotti in laboratorio, quindi da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l'orto biologico si fonda sul rispetto dell'agrosistema e dell'ambiente, pur essendo in parte basata sull'ausilio di fitosanitari, che, al contrario però, non contengono sostanze di sintesi, ma sostanze di origine organica e naturale. 

L’Agricoltura Sinergica invece, è un metodo di coltivazione elaborato dalla permacultrice e agricoltrice spagnola Emilia Hazelip. Si tratta di un metodo agricolo naturale che si basa principalmente sull’osservazione dei processi naturali che portano alla presa di coscienza che è necessario mantenere l’organismo suolo autonomo ed in grado di rigenerarsi in relazione ai diversi elementi che possono essere equilibrati e protetti. Tale metodologia si basa essenzialmente sull’autofertilità del terreno e prevedere delle tecniche che, se correttamente applicate, permettono all’orticoltore di scegliere le sementi, studiare come consociarle, progettare gli spazi, il tutto in armonia con una corretta produzione vegetale e sostenibile ecologicamente.






giovedì 29 febbraio 2024

Orto familiare: alcuni piccoli consigli

Sono sempre più le persone che, avendo a disposizione un po’ di spazio, decidono di destinare una parte più o meno grande del giardino alla coltivazione di ortaggi e/o piante aromatiche. La realizzazione di un orto familiare è facile ma richiede tempo e passione, requisiti indispensabili per poter produrre e assaporare tutto l'anno ortaggi naturali e soprattutto controllati in ogni fase. Il costo è molto contenuto, infatti è possibile acquistare piantine di ortaggi di stagione pronte da trapiantare anche a meno di 0,35 € l'una o, se si preferisce, acquistare bustine di semi che però dovranno essere messe in vasi e tenute in una piccola serra (o ambiente un minimo controllato), per poi essere successivamente poste a dimora al momento giusto. Un piccolo orto domestico, oltre al piacere personale, riesce a fornire, se correttamente impostato, una notevole produzione di ortaggi ed erbe aromatiche per la cucina, coltivati magari senza l’ausilio di pesticidi e che possono essere consumati freschi.



La realizzazione
Per prima cosa occorre individuare nello “spazio giardino libero” una zona ben esposta, al riparo da vento e soprattutto gelate, in modo da riuscire ad ottenere qualche minima produzione anche nel periodo invernale (a parte, ovviamente nelle zone montane): quindi, una buona esposizione solare risulta essere un requisito fondamentale. La superficie necessaria dipende ovviamente dallo spazio disponibile e dalle singole esigenze: indicativamente, 40 mq di terreno correttamente coltivati riescono a soddisfare tranquillamente, nel periodo estivo di piena produzione, le esigenze di una famiglia composta da 4 persone. Nel caso in cui in giardino dovessero vivere animali domestici (cani e gatti) è consigliabile recintare la zona adibita ad orto con dei paletti in ferro distanti circa 1-1,5 m tra loro ed una rete metallica di protezione, con un’apertura sufficiente al transito di una carriola e, se viene utilizzata, della motozappa. Altro aspetto importante è che sia disponibile, all’interno dell’area o nelle vicinanze, una presa d’acqua, per facilitare l'irrigazione soprattutto estiva ed evitare di essere costretti a lunghi spostamenti. L’apporto di acqua, indispensabile per un’adeguata crescita delle piante, sarà diverso per ogni tipo di ortaggio. Infatti alcune piante non devono essere bagnate sul fusto (per evitare bruciature), mentre altre necessitano di una bagnatura più completa. Il momento ideale per l’irrigazione è la mattina presto o la sera al calar del sole. La coltivazione In ogni periodo dell’anno l’orto può essere produttivo, in estate in particolare si potranno raccogliere in abbondanza melanzane, cetrioli, zucchine, insalate, pomodori e peperoni, mentre durante l’inverno cavoli, verze e broccoli ma in quantità minore, soprattutto se sono state realizzate strutture semplici per la protezione dalle basse temperature (esempio pacciamatura o piccoli tunnel). Per la scelta del periodo di semina delle singole specie è consigliabile consultare il calendario delle semine disponibile nei garden o sulle riviste di settore, oppure più semplicemente seguire le indicazioni poste sul retro delle confezioni di semi. Alcuni ortaggi verranno seminati direttamente in campo (es. carote, prezzemolo) quando la stagione lo permette, per altri invece è consigliata la messa a dimora di piantine acquistate oppure ottenute, come già indicato, facendo germogliare i semi in piccoli vasi posti in luogo riparato. La preparazione del terreno, operazione di fondamentale importanza, viene eseguita in autunno o in inverno, quando comunque il terreno non risulta gelato, in modo da permettere la semina di alcune colture ad inizio primavera. I lavori sono per lo più la vangatura e un’energica zappatura per lo sminuzzamento delle zolle, eliminando le pietre più grosse che potrebbero ostacolare lo sviluppo delle radici e rendere più difficili le lavorazioni. Inoltre, particolare attenzione è da prestare alle erbe infestanti, che dovranno essere estirpate manualmente; in commercio si trovano anche diserbanti, ma non sono consigliati, per ovvi motivi, negli orti ad uso familiare. Fondamentale risulta anche l’apporto di elementi nutritivi al terreno, che se presenti nelle giuste quantità, soddisfano il fabbisogno nutritivo delle piante e il loro ottimale sviluppo. Alcuni di questi elementi sono necessari in quantità rilevanti, come l’azoto, il fosforo, il potassio e il calcio; altri sono sufficienti in tracce, come il ferro, il manganese, lo zinco, il rame, ecc.. Poiché però l'uomo con il raccolto allontana la pianta dal terreno e con essa tutte le sostanze assorbite dall'organismo vegetale durante il suo sviluppo, occorrerà “restituire” gli elementi di fertilità con un'operazione chiamata concimazione. I concimi sono quindi sostanze che, aggiunte al terreno, lo rendono adatto ad accogliere nuove colture. I concimi possono essere di due tipi: minerali e organici; questi ultimi sono i più consigliati in orticoltura, in quanto di origine naturale; il più impiegato è il letame, in particolare quello bovino; l’unica nota dolente del concime organico è generalmente la non conoscenza precisa di quantità e tipo di elementi nutritivi contenuti, a differenza di quelli minerali. In commercio si trova oggi stallatico confezionato, adatto per orti e giardini, composto da letame bovino, equino e torba, di facile impiego, che dovrà essere utilizzato nella quantità di alcuni chilogrammi al metro quadrato. Solitamente i periodi ottimali per la concimazione sono la ripresa vegetativa (fine febbraio) e la fine dell'estate (settembre), ma mentre in primavera è utile distribuire concimi a rapido assorbimento, alle porte dell'autunno è bene limitarsi a fertilizzanti liquidi magari già dosati, giusto per creare una riserva supplementare per l'inverno. Se invece, come spesso accade, si utilizzano concimi organici, è bene distribuire una piccola quantità di letame prima dell’autunno, per poi apportarne invece una dose maggiore a fine inverno, prima di iniziare i lavori di preparazione del terreno. Gli attrezzi L’attrezzatura necessaria dipenderà dalla abilità e dalla disponibilità economica, anche se rimane sottinteso che attrezzi idonei permetteranno di facilitare tutte le operazioni nell’orto; in ogni caso, l’attrezzatura minima indispensabile dovrà essere composta da zappa, zappetta, badile, vanga e rastrello. Poi, per chi dispone di una superficie più ampia e di una discreta disponibilità economica, l’acquisto di una piccola motozappa permetterà di svolgere le lavorazioni del terreno e la preparazione del letto di semina in breve tempo e con poca fatica.





giovedì 30 novembre 2023

Orto sul terrazzo: alcuni piccoli consigli

La coltivazione dell’orto sta diventando uno degli hobby più apprezzati. Di recente questa passione si sta diffondendo sempre di più anche fra coloro che, vivendo in un appartamento in città, decidono di coltivare verdure e piante officinali sul proprio balcone. L’interesse per l’auto-produzione di ortaggi “nostrani” sta diventando sempre di più una moda, anche per il desiderio di consumare cibi più naturali, senza dimenticare i prezzi ormai esorbitanti della verdura. Unico inconveniente non da poco è l’inquinamento dell’aria delle nostre città: pertanto, visto che le verdure vengono semplicemente lavate con acqua o al massimo con bicarbonato di sodio, meglio sarebbe prevenire l’accumulo di sostanze inquinanti su foglie e frutti coprendoli con teli sottili di tessuto non tessuto (TNT), in grado di filtrare gran parte delle sostanze nocive, lasciando filtrare invece acqua e raggi solari.


Realizzazione
Per realizzare una piccola coltivazione sul proprio balcone in grado di fornire una discreta produzione di ortaggi, basterebbe per esempio riservare il fronte della balconata alle piante da fiore e lo spazio interno a ridosso dei muri, agli ortaggi in vaso, prestando molta attenzione al fatto che il muro non si riscaldi troppo e vada ad ustionare le piante. Se si dispone di balconi di grandi dimensioni, possono essere adottate soluzioni diverse, come per esempio i cassoni di 1 metro di lunghezza per 1 metro di larghezza, che costituiscono una vera e propria aiuola e permettono la coltivazione di più specie


Coltivazione
La prima operazione è la preparazione dei vasi che dovranno contenere dapprima argilla o ghiaietto sul fondo e quindi terriccio. E’ possibile utilizzare anche normale terra da orti al posto del terriccio universale in sacchi presente in commercio. Al terriccio è consigliabile aggiungere un po’ di sabbia grossolana (circa il 10- 15%), perché gli ortaggi prediligono substrati ben drenanti, senza dannosi ristagni idrici. I vasi da utilizzare possono essere di due tipi: in plastica o in terracotta; questi ultimi più adatti alla coltivazione perché permettono la traspirazione e mantengono più fresco il terriccio. Il vantaggio dei vasi in plastica è rappresentato dal minor peso, molto comodo se sono necessari frequenti spostamenti per semine (come per l’insalata) o per riparare le piante da temporali estivi.
I vasi posso avere diverse forme e dimensioni: quelli di diametro piccolo potranno essere utilizzati per singole piante (per esempio le aromatiche timo e menta), ma in genere sono da sconsigliarsi perché occupano più spazio e necessitano di più frequenti apporti di acqua; meglio sarebbe utilizzare contenitori più grandi di forma quadrata o rettangolare, dove più piante potranno essere sistemate. E’ possibile sistemare in un unico contenitore alcune piante aromatiche, come il timo e il dragoncello, magari sistemandole alla base di pomodori o zucche, così da favorire il mantenimento dell’umidità del terreno. Per risparmiare e utilizzare al massimo lo spazio, potrebbero essere impiegate le cassette della frutta (quelle di legno da ortolano), per coltivare nello stesso spazio: insalata, fragole e ortaggi a radice corta. Le cassette dovranno essere foderate con un film plastico, bucherellato sul fondo e riempito poi di terriccio. Per alcune piante perenni come per esempio il rosmarino e la salvia, sarebbe opportuno prevedere vasi di maggiori dimensioni, perché queste piante vivono diversi anni. Per quanto riguarda le dimensioni dei vasi, in generale si può pensare a contenitori di almeno 40 x 40 cm, mentre la profondità è importante per permettere un’adeguata crescita; per esempio per le piante ad elevato sviluppo fogliare, come le zucchine e i pomodori, bisogna impiegare vasi profondi, mentre in quelli di 20-25 di terra crescono rachitiche e sofferenti. Per questo tipo di piante, la profondità consigliata è di circa 40 cm di terra, che significa un vaso da almeno 50 cm di altezza. Altro parametro molto importante è la densità di semina e quindi di sviluppo, che per quanto elevata non dovrebbe mai superare una certa soglia, tenendo presente che una certa vicinanza delle piante favorisce il mantenimento di un’adeguata umidità e frescura. Per iniziare, si consiglia di partire con un vaso di piante aromatiche e uno di pomodori, da sistemare vicini al muro per sfruttare la parete come sostegno (stando attenti a non far ustionare le piante, quindi controllare sempre la
temperatura del muro, anche solo appoggiando una mano). Al posto dei pomodori si potrebbero piantare anche melanzane o peperoni, ma dalla mia esperienza, i pomodori sul balcone sono la migliore coltura da utilizzare, anche perché più semplici da coltivare. Possibile anche piantare le zucchine: per esempio, in un vaso da 50 cm, possono crescere bene un paio di piantine. Molto importante sarà la messa a dimora delle piantine: il cui periodo ottimale è tra la fine di marzo e la fine di aprile (meglio di sera, dopo il tramonto), quando temperatura e umidità sono ideali. Per le colture orticole da balcone è da preferire il trapianto alla semina, che da minor certezza di germogliazione. Gli apporti idrici dovranno essere frequenti, ma mai troppo abbondanti e variabili a seconda dello stadio di sviluppo della pianta (maggiori quando è in forte crescita). L’irrigazione non dovrà mai essere a pioggia, ma dovrà essere sul terreno e preferibilmente sui bordi, questo perché permetterà all’acqua di bagnare lentamente il terriccio intorno alle radici, senza creare shock termico alle piante. Nel periodo di piena produzione, se dovessero mancare le piogge, sarà necessario irrigare tutti i giorni, sempre di sera, dopo il tramonto: in questo modo le piante verranno meno sollecitate e avranno tutta la notte per assorbire acqua. Meglio lasciare riposare l’acqua nell’annaffiatoio alcune ore in modo che raggiunga la temperatura dell’ambiente (mai irrigare con acqua fredda, come spesso è l’acqua del rubinetto). La concimazione dovrà essere dosata e calibrata, questo perché un eccesso potrebbe danneggiare le radici delle piante. Per un adeguato apporto di elementi nutritivi, si consiglia di mescolare al substrato, del terriccio di lombrico, che può essere impiegato per qualsiasi coltura. I concimi liquidi necessitano una maggior attenzione nell’utilizzo, in quanto basta un dosaggio leggermente sbagliato per provocare danni gravi all’apparato radicale delle piante. Possono essere usati tranquillamente anche i concimi minerali in granuli, molto facili da reperire e da utilizzare. In generale le cure e la lotta ai parassiti e alle malattie, sono quelle dell'orto comune, anche se, in genere, le piante sul balcone presentano meno problemi parassitari e di malattie.



Gli attrezzi
L’attrezzatura necessaria sarà minore rispetto ad un orto normale: quella minima dovrà comprendere i guanti, una zappetta e una piccola pala, uno o più contenitori in plastica, un annaffiatoio.


giovedì 13 aprile 2023

HUMUS E SOSTANZA ORGANICA

Spesso i termini humus e sostanza organica vengono utilizzati come sinonimi, tuttavia si tratta di un errore. La sostanza organica del terreno è costituita da due parti principali suddivise in “labile”, ossia formata da composti organici di base come gli zuccheri, peptidi, proteine enzimatiche e acidi nucleici (che possono essere presenti liberi nel terreno) e parte “stabile”, cioè l’humus. 
L’humus detto anche componente di valore, è in grado di migliorare le caratteristiche fisiche e strutturali, chimiche e biochimiche del suolo con funzioni parzialmente nutrizionali e importanti come le attività microbiche.



La sostanza organica

La sostanza organica del suolo è l'insieme dei composti organici presenti nel terreno di origine sia animale che vegetale, questo agglomerato eterogeneo sotto diversi aspetti, è in gran parte compreso fra i costituenti della frazione solida ed è prevalentemente di origine biologica.

La sostanza organica non s'identifica a rigore nell'humus, anche se spesso si tende ad usare i due termini come sinonimi.

È presumibile che una dotazione elevata di sostanza organica non si accompagni necessariamente ad un tenore elevato in humus con riflessi fondamentali sulle proprietà chimiche del terreno; tuttavia, un suolo può essere soggetto ad un intenso accumulo di sostanza organica non decomposta a causa di una stentata umificazione o, al contrario, vedere una mineralizzazione rapida e intensa, che sottrae gran parte della sostanza organica ai processi finali dell'umificazione. Queste tendenze sono regolate da molteplici fattori, i più rilevanti sono:

  • condizioni climatiche legate alle precipitazioni, alla temperatura e, eventualmente, al loro decorso stagionale;
  • potenziale di ossidoriduzione del terreno;
  • attività biologica e composizione della biocenosi (in ecologia il termine biocenosi derivante dal greco indica la comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente) edafica;
  • il rapporto C/N della sostanza organica indecomposta.

La sostanza organica vegetale nel terreno è soggetta all’attività degli organismi viventi del suolo attraverso processi di decomposizione, fermentazione e trasformazione, fino al conseguimento dell’humus. 

Il principale componente della sostanza organica è il carbonio, che forma vari composti con l’ossigeno, l’idrogeno ed anche con l’azoto, il fosforo e lo zolfo, più composti inorganici come le ceneri. 

I residui vegetali e animali immessi nel terreno come per esempio la paglia, le stoppie, gli stocchi e il letame, saranno soggetti in tempi più o meno brevi, a complessi fenomeni biologici di carattere fisico-chimico di trasformazione da queste sostanze in humus, per arrivare poi al loro disfacimento; questi processi di trasformazione della sostanza organica prendono il nome di umificazione e mineralizzazione. 



Scorcio di terreno agrario fertile in una prosa di orto circolare



L’humus

L'humus è un componente chimico del terreno, pedologicamente omogeneo, di colore bruno e formato da prodotti di vario grado di polimerizzazione, frutto della degradazione e rielaborazione della sostanza organica della terra. È un complesso di sostanze organiche presenti nel suolo e rappresenta la parte più attiva sotto l'aspetto chimico e fisico della sostanza organica del terreno, interagisce con la frazione minerale e con la soluzione circolante influenzando le proprietà chimiche e fisiche della terra. 



Humus nel terreno di orto circolare con residuali vegetali in decomposizione


Il colore scuro del terreno superficiale è dato dalla presenza di humus, ossia il prodotto della materia animale e vegetale morta (nella fattispecie vegetale), decomposta e trasformata dai microrganismi del suolo. Oltre ad essere ricco di azoto, elemento indispensabile alla vita delle piante, l’humus ha un elevato potere assorbente, trattiene acqua e calore, creando le condizioni adatte alla vita della pedofauna presente (lombrichi in primis). Un’altra importante peculiarità è quella di svolgere una complessa funzione regolatrice sulla fertilità del terreno, la quale non sarebbe possibile senza la sua presenza. 


Per concludere possiamo affermare che la sostanza organica svolge un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio ecologico del terreno, rispettare tale equilibrio significa per preservarne la fertilità.