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martedì 30 giugno 2026

I macro elementi del terreno

Affinché le piante del nostro orto possano crescere e svilupparsi nel modo corretto, occorrerà che vi siano alcuni elementi nutritivi suddivisi in macro e in micro, presenti nel terreno nelle giuste quantità.


I macroelementi

I macroelementi, detti anche macronutrienti, sono quei nutrienti di cui le piante hanno bisogno in quantità maggiore, svolgono essenzialmente un ruolo strutturale ed energetico; Sono elementi indispensabili per la crescita e lo svolgimento delle funzioni metaboliche delle piante.

I principali macroelementi sono tre: N (azoto), P (fosforo) e K (potassio); sono gli elementi chimici più assorbiti e maggiormente limitanti per le rese degli ortaggi. Fondamentali saranno le quantità presenti, perché dovranno essere nella giusta misura, diversamente sia un eccesso che una carenza provocherebbe dei grossi problemi e squilibri legati alla crescita dei vegetali.

Importanti sono anche i macroelementi secondari, quali: il Calcio (Ca), lo Zolfo (S), il Magnesio (mg) e il Ferro (Fe), solitamente però sempre presenti nel terreno ed in quantità non limitante.


Vediamo nel dettaglio i più importanti:

AZOTO: allo stato puro è un gas che forma 4/5 della nostra atmosfera. È anche l’elemento che più spesso manca ai nostri terreni, per questo è indispensabile; pertanto, è fondamentale prestare una continua attenzione alla sua presenza. 

I principali problemi connessi a elevata o eccessiva disponibilità di N sono:

  • Rallentamento della velocità di sviluppo, ritardo nelle date di fioritura, fruttificazione e maturazione
  • Minore resistenza ad avversità climatiche e parassitarie
  • scarsa resistenza meccanica
  • suscettibilità a fitopatie
  • minore sensibilità al freddo e maggiore acquosità
  • aumento consumi idrici: sinergismo tra acqua e N
  • accumulo di nitrati nella pianta.

Considerato il «motore» della vita vegetale in quanto favorisce la formazione del fogliame e del legno. Una sua carenza sarà evidente anche a occhio nudo perché le foglie dei vegetali assumeranno un colore verde scialbo con tendenza ad ingiallire precocemente, lo sviluppo diverrà lento e la pianta gracile. Per venire assimilato dalle piante, dovrà essere fissato da microrganismi attraverso una serie di procedimenti chimici che, solo alla fine, lo renderanno disponibile.


FOSFORO: questo elemento in natura non è mai libero (puro), esso infatti si combina con l’ossigeno dando origine all’anidride fosforica, una sostanza assai utile per la vita delle piante; allo stato puro invece, è molto pericoloso. 

Favorisce le fasi iniziali di sviluppo degli apparati radicali, aumenta la precocità (al contrario dell’N) ed è fondamentale per lo sviluppo di tutto il vegetale, perché favorisce la crescita, l’aspetto, il volume e migliora il sapore degli ortaggi. Al contrario, la sua carenza renderà più difficile lo sviluppo della clorofilla, per questo motivo il fogliame assumerà un colore rosso-bruno e diminuirà di conseguenza il rendimento della pianta.


POTASSIO: elemento in grado di svolgere un’azione energica sull’assimilazione degli elementi indispensabili alla vita vegetale e ne solleciterà la maturazione. 

Importante regolatore fisiologico della permeabilità cellulare, dell’equilibrio acido-basico (neutralizza acidi organici), dei sistemi enzimatici della sintesi dei glucidi, proteine e grassi. Aumenterà la resistenza alle avversità (freddo, patologie) e migliorerà allo stesso tempo la turgescenza cellulare.

La sua carenza renderà il fogliame dapprima verde-azzurro, poi violaceo e rosso-bruno, con macchie gialle ai bordi; molto importante accorgersi in anticipo di una sua eventuale carenza per evitare problemi successivi.



Pianta di fagiolino, fondamentale per la fissazione dell'azoto atmosferico



martedì 3 marzo 2026

La tessitura: proprietà fisiche del terreno

In agronomia la tessitura è la proprietà fisica del terreno che lo identifica in base alla composizione percentuale delle sue particelle solide distinte per classi granulometriche. Questa proprietà è importante per lo studio dei suoli e del terreno, in quanto ne condiziona sensibilmente le proprietà fisico-meccaniche e chimiche con riflessi sulla dinamica dell'acqua e dell'aria e sulla tecnica agronomica.

Le frazioni granulometriche del terreno si distinguono in grossolana (sabbia e scheletro), fine (limo) e finissima (argilla); sabbia, limo e argilla costituiscono la cosiddetta terra fine.

In funzione del diametro delle particelle con cui sono composti i terreni, possono essere classificati in modo diverso.







Terreni sassosi

Si definiscono sassosi i suoli in cui prevalgono i ciottoli o, comunque, particelle di terra con un diametro superiore ai 2mm; questi terreni lasciano filtrare e sgrondare l’acqua impedendole di ristagnare; per contro, offrono alle piante particelle troppo grosse per essere sfruttate dalle radici e sono di ostacolo al germogliamento della semente.


Terreni sabbiosi

Si definiscono sabbiosi i suoli in cui prevale la sabbia, grossa o fine, per questo motivo possono essere a loro volta suddivisi a seconda delle dimensioni dei granuli. In generale questi hanno grandezza compresa fra i 50 μ (micron) e i 2 mm così ripartiti:

  • Molto fine, fra 50 e 100 μ
  • Fine, fra i 100 e i 250 μ
  • Media, fra 250 e 500 μ
  • Grossa, fra 500 μ e 1 mm
  • Molto grossa, da 1 a 2 mm

La caratteristica negativa di questi terreni è che, similmente a quelli sassosi, trattengono poco l’acqua i sali minerali e gli elementi necessari per la nutrizione delle piante; hanno invece la caratteristica che si possono lavorare facilmente, non sono però in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni argillosi

Si definiscono argillosi i suoli in cui prevalgono le particelle di diametro piccolissimo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. Da un punto di vista chimico e mineralogico, la frazione granulometrica prevalente è l'argilla, rappresentata da minerali argillosi, silice, idrossidi di ferro e alluminio e dall'humus. Questi terreni possono essere soggetti a ristagni, si lavorano con difficoltà però sono in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni limosi

Si definiscono suoli limosi quei terreni che presentano caratteristiche intermedie a quelle della sabbia e dell’argilla.  In pratica questi suoli hanno il 10% di sabbia, l'80% di limo e il 10% di argilla. I loro difetti sono rappresentati da una forte tendenza a conservarsi allo stato disperso con effetto addensante con il terreno impermeabile sia all'aria e sia all'acqua. Un suolo limoso in sostanza ha i pregi e i difetti della sabbia e dell’argilla.

Suoli con molto limo sono di difficile gestione agronomica e pongono problemi di fertilità fisica e meccanica, oltre che biologica.



Piante di fagiolini in crescita nella prosa pacciamata; inserendo questa coltura nella rotazione, arricchiremo il terreno di azoto




Terreno di medio impasto

Questa tipologia di terreno presenta frazioni di sabbia, limo e argilla in quantità tale che nessuna di queste componenti prevalga; pertanto, si dice essere il migliore per chi pratica orticoltura, questo perché vi sono le condizioni ideali per uno sviluppo equilibrato delle piante.

La tessitura di questa tipologia di suolo è:

  • 50-70% sabbia
  • 25-40% limo
  • 5-15% argilla
  • humus > del 2%
  • scheletro accessorio

Un terreno di questo tipo, si ottiene con limitate lavorazioni, costante apporto di sostanza organica (prestando attenzione a non eccedere), corrette consociazioni e rotazioni colturali, irrigazione a goccia e tecniche agronomiche di salvaguardia del suolo, come per esempio la pacciamatura naturale. 







martedì 30 luglio 2024

La funzione delle malerbe nell'orto

Con il termine di pianta infestante (oppure malerba o popolarmente erbaccia), si intende una pianta che non rivestendo alcuna funzione ritenuta utile per la produzione orticola, andrà a danneggiare le piante esistenti entrando in competizione con esse o diventando parassita.

Le infestanti per definizione possono essere:

  • piante poliennali che si riprodurranno in modo vegetativo oppure in grado di rimanere nel terreno per diversi anni, quali per esempio: Gramigna, Achillea millefoglie, Artemisia comune, Vilucchio, Ortica, Tarassaco, ecc.
  • Piante annuali che si riproduranno da seme, spesso con un forte potenziale riproduttivo, quali per esempio: Erba morella, Sorghetto, Acalifa, Amaranto comune, Borsa del pastore, Camomilla comune, Carota selvatica, Centinodia, Centocchio comune, Cespica annua, Farinaceo comune, Giavone, Papavero, ecc.

Il controllo delle infestanti in un orto circolare si attuerà esclusivamente con l'ausilio di pratiche agronomiche attraverso una metodologia preventiva e di gestione, le più importanti sono:

  • evitare che i semi delle infestanti possano entrare nell’orto attraverso la disseminazione mediante un controllo delle parti non curate, come ad esempio in una strada limitrofa all’appezzamento orticolo oppure in zone vicine con crescita di vegetazione spontanea. 
  • Prestare attenzione se si dovesse utilizzare letame per la concimazione, non adoperare mai quello fresco, in quanto essendo formato da paglia, questa potrebbe essere infestata; inoltre, le deiezioni degli animali potrebbero contenere semi di infestanti. Pertanto, meglio usare letame maturo con adeguata maturazione aerobica di 9 mesi minimo, in questo modo eviteremo possibili effetti dannosi. 
  • Controllare sempre la purezza della semente assicurandosi che non sia contaminata da semi o frammenti di piante infestanti.
  • Procedere con adeguate rotazioni colturali.
  • Attuare una pacciamatura naturale con un corretto mantenimento annuo.

Rimane comunque fondamentale imparare a riconoscere la flora spontanea già nei primi stadi del suo sviluppo, consentirà in questo modo di capire come gestirla al meglio, cercando di limitare la sua azione competitiva nei confronti delle piante coltivate.

Per le colture orticole la funzione di alcune malerbe, sarà quella di indicarci la presenza di diversi organismi dannosi, in particolare gli insetti, aiutandoci ad intensificare il monitoraggio nelle coltivazioni presenti nel nostro orto circolare.


Ortica in piena fase vegetativa



Una caratteristica delle erbe infestanti sarà la capacità di ospitare diversi insetti utili (ausiliari) che, a seconda della loro necessità, potranno trovare su di esse fonti importanti di nutrimento sia a livello animale come prede da divorare o organismi da parassitare, e sia a livello vegetale come il nettare, il polline, la melata e vari succhi vegetali. Per esempio, la melanzana e lo zucchino che hanno come insetto comune dannoso l’afide Aphis gossypii in grado di attaccare le colture nel loro periodo vegetativo (metà primavera, inizio autunno al nord in pianura padana), se avessero vicino alla coltivazione piante (esempio siepi naturali) in grado di offrire rifugio agli insetti antagonisti, la coltura ne gioverebbe, in quanto questi predatori naturali attraverso la lotta biologica neutralizzerebbero l’attacco. 

I nemici presenti in natura degli afidi sono: Coleotteri Coccinellidi, Neurotteri Crisopidi, Ditteri Sirfidi e Ditteri Cecidomidi, Imenotteri parassitoidi, Acari predatori del genere Allothrombium.

Considerando che gli attacchi di molti di insetti si ripetono sistematicamente ogni anno (esempio la dorifora sulla patata), l’uso di flora spontanea come “informatore spia”, darà anche l’opportunità di attivare delle misure di contenimento nel periodo e nella migliore modalità. Ad esempio, ai margini o fra le fila di una coltivazione di lattuga o radicchio, potremmo lasciar crescere alcuni esemplari di grespino rosso, in quanto questa pianta potrà fungere da specie ospite per gli afidi delle due colture, utilizzandola quindi come indicatore di una possibile infestazione. Attenzione però, perché per monitorare la presenza di un insetto dannoso non bisognerà concentrarsi solo sull’osservazione della flora spontanea, in quanto andrà ispezionata sempre e comunque anche la coltura, la presenza di malerbe utili ci supporterà a rendere più efficace il monitoraggio ma non a sostituirlo.

Le erbe spontanee così come possono ospitare un parassita, possono anche fornire un alimento ai suoi nemici naturali, facendoli avvicinare in prossimità delle coltivazioni, per questo motivo la loro eliminazione va fatta in modo ragionato considerando il contributo che gli organismi utili possono portare nel controllare quelli dannosi.

La quantità della flora spontanea da preservare non dovrebbe mai limitare l’attività delle colture; pertanto, possiamo pensare di avere un rapporto di uno a quattro: 5 piante ogni 20 mq di orto, distribuite fra le file coltivate o lungo i bordi. Tuttavia, qualora le malerbe utili dovessero diventare un pericolo per le coltivazioni per il nostro orto circolare, perché su di esse rileveremo sintomi di virosi o malattie fungine dannose per le colture presenti, oppure non fossimo sicuri che questo tipo di piante siano davvero valide, dovremmo evitare di lasciarle crescere andando ad estirparle.


Farinaccio comune - pianta annuale in grado di monitorare altiche delle crucifere, 

afide delle cucurbitacee e afide nero della fava; ospita anche insetti utili




giovedì 30 novembre 2023

Orto sul terrazzo: alcuni piccoli consigli

La coltivazione dell’orto sta diventando uno degli hobby più apprezzati. Di recente questa passione si sta diffondendo sempre di più anche fra coloro che, vivendo in un appartamento in città, decidono di coltivare verdure e piante officinali sul proprio balcone. L’interesse per l’auto-produzione di ortaggi “nostrani” sta diventando sempre di più una moda, anche per il desiderio di consumare cibi più naturali, senza dimenticare i prezzi ormai esorbitanti della verdura. Unico inconveniente non da poco è l’inquinamento dell’aria delle nostre città: pertanto, visto che le verdure vengono semplicemente lavate con acqua o al massimo con bicarbonato di sodio, meglio sarebbe prevenire l’accumulo di sostanze inquinanti su foglie e frutti coprendoli con teli sottili di tessuto non tessuto (TNT), in grado di filtrare gran parte delle sostanze nocive, lasciando filtrare invece acqua e raggi solari.


Realizzazione
Per realizzare una piccola coltivazione sul proprio balcone in grado di fornire una discreta produzione di ortaggi, basterebbe per esempio riservare il fronte della balconata alle piante da fiore e lo spazio interno a ridosso dei muri, agli ortaggi in vaso, prestando molta attenzione al fatto che il muro non si riscaldi troppo e vada ad ustionare le piante. Se si dispone di balconi di grandi dimensioni, possono essere adottate soluzioni diverse, come per esempio i cassoni di 1 metro di lunghezza per 1 metro di larghezza, che costituiscono una vera e propria aiuola e permettono la coltivazione di più specie


Coltivazione
La prima operazione è la preparazione dei vasi che dovranno contenere dapprima argilla o ghiaietto sul fondo e quindi terriccio. E’ possibile utilizzare anche normale terra da orti al posto del terriccio universale in sacchi presente in commercio. Al terriccio è consigliabile aggiungere un po’ di sabbia grossolana (circa il 10- 15%), perché gli ortaggi prediligono substrati ben drenanti, senza dannosi ristagni idrici. I vasi da utilizzare possono essere di due tipi: in plastica o in terracotta; questi ultimi più adatti alla coltivazione perché permettono la traspirazione e mantengono più fresco il terriccio. Il vantaggio dei vasi in plastica è rappresentato dal minor peso, molto comodo se sono necessari frequenti spostamenti per semine (come per l’insalata) o per riparare le piante da temporali estivi.
I vasi posso avere diverse forme e dimensioni: quelli di diametro piccolo potranno essere utilizzati per singole piante (per esempio le aromatiche timo e menta), ma in genere sono da sconsigliarsi perché occupano più spazio e necessitano di più frequenti apporti di acqua; meglio sarebbe utilizzare contenitori più grandi di forma quadrata o rettangolare, dove più piante potranno essere sistemate. E’ possibile sistemare in un unico contenitore alcune piante aromatiche, come il timo e il dragoncello, magari sistemandole alla base di pomodori o zucche, così da favorire il mantenimento dell’umidità del terreno. Per risparmiare e utilizzare al massimo lo spazio, potrebbero essere impiegate le cassette della frutta (quelle di legno da ortolano), per coltivare nello stesso spazio: insalata, fragole e ortaggi a radice corta. Le cassette dovranno essere foderate con un film plastico, bucherellato sul fondo e riempito poi di terriccio. Per alcune piante perenni come per esempio il rosmarino e la salvia, sarebbe opportuno prevedere vasi di maggiori dimensioni, perché queste piante vivono diversi anni. Per quanto riguarda le dimensioni dei vasi, in generale si può pensare a contenitori di almeno 40 x 40 cm, mentre la profondità è importante per permettere un’adeguata crescita; per esempio per le piante ad elevato sviluppo fogliare, come le zucchine e i pomodori, bisogna impiegare vasi profondi, mentre in quelli di 20-25 di terra crescono rachitiche e sofferenti. Per questo tipo di piante, la profondità consigliata è di circa 40 cm di terra, che significa un vaso da almeno 50 cm di altezza. Altro parametro molto importante è la densità di semina e quindi di sviluppo, che per quanto elevata non dovrebbe mai superare una certa soglia, tenendo presente che una certa vicinanza delle piante favorisce il mantenimento di un’adeguata umidità e frescura. Per iniziare, si consiglia di partire con un vaso di piante aromatiche e uno di pomodori, da sistemare vicini al muro per sfruttare la parete come sostegno (stando attenti a non far ustionare le piante, quindi controllare sempre la
temperatura del muro, anche solo appoggiando una mano). Al posto dei pomodori si potrebbero piantare anche melanzane o peperoni, ma dalla mia esperienza, i pomodori sul balcone sono la migliore coltura da utilizzare, anche perché più semplici da coltivare. Possibile anche piantare le zucchine: per esempio, in un vaso da 50 cm, possono crescere bene un paio di piantine. Molto importante sarà la messa a dimora delle piantine: il cui periodo ottimale è tra la fine di marzo e la fine di aprile (meglio di sera, dopo il tramonto), quando temperatura e umidità sono ideali. Per le colture orticole da balcone è da preferire il trapianto alla semina, che da minor certezza di germogliazione. Gli apporti idrici dovranno essere frequenti, ma mai troppo abbondanti e variabili a seconda dello stadio di sviluppo della pianta (maggiori quando è in forte crescita). L’irrigazione non dovrà mai essere a pioggia, ma dovrà essere sul terreno e preferibilmente sui bordi, questo perché permetterà all’acqua di bagnare lentamente il terriccio intorno alle radici, senza creare shock termico alle piante. Nel periodo di piena produzione, se dovessero mancare le piogge, sarà necessario irrigare tutti i giorni, sempre di sera, dopo il tramonto: in questo modo le piante verranno meno sollecitate e avranno tutta la notte per assorbire acqua. Meglio lasciare riposare l’acqua nell’annaffiatoio alcune ore in modo che raggiunga la temperatura dell’ambiente (mai irrigare con acqua fredda, come spesso è l’acqua del rubinetto). La concimazione dovrà essere dosata e calibrata, questo perché un eccesso potrebbe danneggiare le radici delle piante. Per un adeguato apporto di elementi nutritivi, si consiglia di mescolare al substrato, del terriccio di lombrico, che può essere impiegato per qualsiasi coltura. I concimi liquidi necessitano una maggior attenzione nell’utilizzo, in quanto basta un dosaggio leggermente sbagliato per provocare danni gravi all’apparato radicale delle piante. Possono essere usati tranquillamente anche i concimi minerali in granuli, molto facili da reperire e da utilizzare. In generale le cure e la lotta ai parassiti e alle malattie, sono quelle dell'orto comune, anche se, in genere, le piante sul balcone presentano meno problemi parassitari e di malattie.



Gli attrezzi
L’attrezzatura necessaria sarà minore rispetto ad un orto normale: quella minima dovrà comprendere i guanti, una zappetta e una piccola pala, uno o più contenitori in plastica, un annaffiatoio.


martedì 28 febbraio 2023

Perché fare l'orto

Con il termine orto si indica di solito un appezzamento di terreno dal quale, a seguito di lavorazione, si ricavano vegetali e funghi commestibili - dietologicamente, gastronomicamente e commercialmente noti come frutta e verdura oppure ortaggi - officinali, tessili ed ornamentali nonché mutuali. (https://it.wikipedia.org/wiki/Orto) 


L’orto è una passione che può essere alla portata di tutti, per ottenere dei buoni risultati richiede solo alcune accortezze, buona volontà e soprattutto costanza, perché coltivare verdure può rivelarsi più semplice di quel che si crede.

Lavorare un appezzamento o un semplice balcone, per iniziare, serve anche per avvicinarsi alla “terra” e comprendere che i ritmi della natura, essendo diversi da quelli imposti dall’uomo, ben si conciliano con il fisico, perché più adeguati al benessere sociale della persona; inoltre, mantenere la biodiversità orticola ed evitare la perdita di numerose varietà autoctone, è fondamentale tanto quanto l’aspetto produttivo. 

Fare un orto è anche un’attività soddisfacente ed educativa, adatta pure come esperienza utile per i bambini, oppure per la riabilitazione in ortoterapia. Chiunque abbia un piccolo appezzamento di terreno, ma anche un semplice balcone, passione per l’ambiente e la natura, può farlo.

Sul web e in libreria, sono presenti diversi libri sull’ orto biologico, biodinamico, sinergico, biointensivo, tradizionale e in generale sulla coltivazione e i suoi metodi, questo manoscritto invece,  vuole essere un percorso che, diversamente da quanto già presente in commercio, non aspira a ripercorrere gli stessi contenuti e le stesse forme di comunicazione, ma cerca attraverso i principi cardine della coltivazione senza residui chimici, che potremmo definire biologica con principi sinergici, di utilizzare pratiche agronomiche e concetti base di economia circolare, fornendo elementi chiari per approcciarsi all’orto in maniera differente. 

Cercare di dare contenuto ai sogni e alle passioni è sempre difficile; tuttavia, in questo libro, cerco attraverso un linguaggio comprensibile, di fornire elementi chiari a tutti coloro che vogliono coltivare un orto naturale (io definisco bioorto) attraverso dei principi di circolarità (da economia circolare) che consenta di avere le basi per autoprodurre in maniera semplice e sana ortaggi naturali.

L’obiettivo di questo manoscritto è quello di trasmettere concetti tecnici di orticoltura mediante elementi di economia circolare legati al recupero e al riciclo, nel tentativo di valorizzare anche quegli aspetti che inevitabilmente finirebbero il proprio ciclo produttivo come scarto. Adatto ad appassionati e principianti, nelle pagine di questo manuale troverete consigli per una coltivazione in pieno campo inteso come appezzamento di terra per chi avesse la possibilità di avere terreno, oppure per coloro che non avessero l’opportunità di coltivare in un’apposita area orticola, indicazioni per operare sul balcone di casa. 

Dopo aver letto questo libro, per chi fosse alle prime armi, si avranno informazioni necessarie per poter iniziare a coltivare il proprio orto, mentre, per chi fosse già esperto, si potranno avere visioni diverse di coltivazione rispetto alle metodologie tradizionali.

In questo manoscritto saranno fornite le nozioni base di Agronomia, Chimica del terreno, Ecologia e di difesa vegetale, che permetteranno di approcciare la coltivazione orticola in maniera naturale e nel rispetto dell’ambiente, così da avere ortaggi autoprodotti sani e salubri. Saranno altresì forniti concetti base di economia circolare, che applicati all’orticoltura, daranno la possibilità da una parte di vedere il ciclo produttivo dell’orto attraverso una visione di risorse e non di scarti, dall’altra approfondire nozioni di economia che potrebbe poi essere applicato in moltissime situazioni di vita comune.

Vi saranno esempi utili e laddove possibile, anche fotografie, basate sulla mia esperienza e sui miei studi che consentiranno di poter applicare in pratica i concetti esplicati nei vari capitoli.


Per chi volesse seguire un corso sull'orto naturale attraverso la logica della circolarità mediante una coltivazione basata sul recupero e il riciclo, attraverso conoscenze di base di chimica, agronomia, patologia vegetale, concimazione, consociazione e rotazione delle colture orticole. Qui trovate il mio corso




Agr.Dott. Mauro Bertuzzi



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martedì 14 giugno 2022

Le principali avversità nell'orto

Le principali avversità delle piante si possono suddividere in tre tipologie in funzione della patologia: 

  1. Malattie crittogamiche – causate da spore di funghi o muffe.
  2. Batteriosi – dovute a batteri.
  3. Virosi – originate da virus.

Esistono poi le fisiopatie che sebbene non siano malattie vere e proprie, presentano in caso di manifestazioni, sintomi simili alle malattie, pertanto possiamo considerarle allo stesso modo delle patologie. Queste situazioni sono provocate da alterazioni della pianta dovute a condizioni particolari dell’ambiente e sue alterazioni, come per esempio la temperatura, la luce o l’umidità. Altra causa che spesso non viene considerata ma è molto importante, è la carenza di elementi nutritivi nel suolo, che, se non gestita correttamente può portare a malattie importanti; una spia di questo problema può essere l’ingiallimento fogliare.

Ripristinando però le corrette condizioni di coltivazione, in pochi giorni la pianta tornerà a crescere e a svilupparsi nel modo giusto, sarà però importante intervenire tempestivamente prima che lo stato di sofferenza manifestato vada a compromettere la coltura definitivamente. Esempio le ustioni (danni da sole) nei pomodori, queste si manifesteranno con macchie affossate di colore giallo o bianco come risultato dell'esposizione diretta alla luce solare. Un giusto equilibrio di macro-elementi, soprattutto di azoto e potassio, garantirà una buona copertura fogliare, riducendo di conseguenza l'esposizione del frutto alla luce solare diretta.


Oidio su di una foglia di pianta di zucca


MALATTIE CRITTOGAMICHE

Trattasi di patologie parassitarie causate da funghi o muffe che, qualora si dovessero manifestare sulla nostra pianta, non avremo alcuna possibilità di guarigione per il vegetale colpito, se non quello di circoscrivere il deterioramento eliminando le parti malate e trattando allo stesso tempo quelle sane.

Fra le malattie fungine più importanti per gli orti abbiamo il fusarium, la peronospora e l’oidio.


BATTERIOSI

Malattie causate da batteri, è possibile intervenire andando ad eliminare i microrganismi presenti risanando così la pianta.

Le principali batteriosi sono: Erwinia e Carotovora


VIROSI

Patologie causate da virus e trasmesse per lo più da pianta a pianta mediante afidi o altri insetti attraverso la puntura di tessuti vegetali.

Non esiste alcuna cura per il vegetale, vi è solo la possibilità di circoscrivere l’infezione cercando di non ripetere la coltura l’anno successivo nello stesso bancale. Occorrerà anche prestare attenzione all’utilizzo degli attrezzi adoperati per l’orto, questo per evitare il propagarsi del virus; pertanto, se dovessimo avere una pianta malata, oltre a non coltivarla nello stesso bancale l’anno successivo, sarebbe auspicabile disinfettare le forbici o il coltello utilizzato per potarla o raccoglierla.

Le virosi più comuni sono: virus del mosaico comune del cetriolo, virus del mosaico giallo dello zucchino, virus del mosaico della lattuga, virus Y della patata e arricciamento maculato del carciofo.





Agr.Dott. Mauro Bertuzzi



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