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venerdì 18 marzo 2022

L'orto circolare

Economia circolare è una locuzione che definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità. Secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, in un'economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera (https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_circolare).

Il modello di produzione e consumo noto come “economia circolare” o green economy, si basa sui principi di condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti, in modo tale che i beni esistenti possano durare il più a lungo possibile. Il sistema di produzione e consumo alimentare, è forse il settore che più di ogni altro che mostra gli impatti e le contraddizioni del modello lineare sui meccanismi che regolano lo stato di salute dei sistemi naturali e ambientali attraverso la perdita della biodiversità, le alterazioni del ciclo dell’azoto, del fosforo e il deterioramento nell'utilizzo del suolo.

L’agricoltura è un terreno fertile per l’economia circolare, dal settore primario infatti, arrivano reflui zootecnici, scarti alimentari e delle colture che rappresentano una fonte rinnovabile per il recupero di elementi che giocano un ruolo centrale per il rinvenimento e la trasformazione di risorse organiche in ammendanti o concimi naturali, capaci di modificare e migliorare le proprietà e le caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e meccaniche di un terreno.



Applicare i principi dell'economia circolare soprattutto al settore orticolo, puntando sul recupero delle risorse sottratte ma ancora in circolo come, per esempio, gli scarti alimentari facendo il compost, o il recupero di sottoprodotti quali le potature oppure interrando residui vegetali con una lavorazione minima, consentono di diminuire la quantità di rifiuti prodotti e migliorare allo stesso tempo la produttività salvaguardando la biodiversità e la qualità dei prodotti.

L’orto circolare è il metodo attraverso il quale coltivo il mio orto, applicando laddove possibile, i concetti di “circolarità” nel tentativo di recuperare, riutilizzare e lavorare sul principio di orticoltura organica. In pratica, per me, significa lavorare sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche orticole con le moderne conoscenze scientifiche sempre nel rispetto dei ritmi naturali.  

Fra i vari approcci scientifici, relativamente alla rigenerazione del terreno e alla sua fertilità, mi riferisco al modello di agricoltura blu (https://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura_conservativa), che attraverso una serie di pratiche agronomiche permette una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione sulla struttura, sul contenuto della sostanza organica e sull’entità del processo di erosione e conseguente degradazione. Nello specifico, applicandolo all’orticoltura attraverso principi e metodi sinergici (https://it.wikipedia.org/wiki/Emilia_Hazelip), cerco di apportare sperimentazioni che mi consentono di migliorare ma nello stesso tempo conservare la filosofia del “lasciar fare alla terra”.

Ragionare in termini di orto circolare, significa lavorare nel rispetto dei limiti ecologici uscendo dal paradigma dello sfruttamento della natura, per entrare in una logica di interscambi, sostenibilità, durevolezza e ciclicità; in questo modo, quello che potrebbe essere uno scarto di lavorazione o di fine produzione, può diventare una risorsa per un altro ciclo produttivo e così via, aumentandone il valore ecologico ed economico. 

Un esempio pratico e concreto è la biotriturazione, dove attraverso un biotrituratore meccanico, ho sminuzzato rami di potature in cippato utile per poi utilizzarlo come rincalzo di pacciamatura per l’orto.



Biotriturazione di rami residuali di potatura con cippato finale per pacciamatura



Per realizzare un orto circolare, sarà di fondamentale importanza pensare prima di tutto alla sua corretta progettazione, perché coltivare in modo naturale con logiche di recupero, richiede innanzi tutto alcune attenzioni particolari per non rovinare l’equilibrio dell’ecosistema.

Assimilate le logiche sinergiche, il primo passo da compiere sarà valutare il luogo in cui si vorrà impiantare l’orto circolare, verificando l’esposizione al sole e al vento, prendendo nota delle piante spontanee presenti in questo appezzamento in modo da fare una ricerca per capire che tipo di terreno si ha di fronte e che informazioni ambientali si possono ricavare. Per esempio, se vi saranno tarassaco e cardi, il suolo sarà argilloso, mentre un suolo ricco di azoto avrà magari delle ortiche, oppure un terreno con un pH acido potrà avere felci, ginestre ed eriche, e così via.

Molto importante sarà valutare anche la presenza di alberi o siepi, per capire eventuali zone d’ombra considerando anche il loro ciclo di sviluppo e la loro interazione con l’ambiente. Gli alberi fanno parte di un sistema, ed è un elemento in grado di svolgere diverse funzioni che dovranno essere valorizzate, tant’è che più un complesso sarà diversificato e più potrà essere resistente e durevole nel tempo. Fondamentale sarà l’azione delle radici degli alberi sull’infiltrazione dell’acqua, in quanto la loro azione di radicamento impatterà su una corretta gestione dell’erosione del terreno, favorendo in questo modo anche il nostro orto circolare. Un altro importante aspetto proverrà dalle foglie cadenti per l’apporto di biomassa (sostanza organica e minerali) al terreno, che consentirà di attivare una serie di processi che renderanno il suolo sempre più fertile. Inoltre, il legno che si ricaverà dalle potature potrà essere una risorsa da valorizzare come cippato per la pacciamatura delle nostre prose. 

Anche le siepi rivestiranno un’importanza di un certo rilievo, potranno infatti fungere da frangi-vento, ma, soprattutto, saranno rilevanti per la biodiversità nell’attirare insetti utili.

Una volta effettuati questi rilievi, sarebbe auspicabile fare un progetto su carta o con supporto informatico (io, per esempio, uso degli schemi su excel), in modo da pianificare e rappresentare lo spazio disponibile in proporzione (scala), tenendo conto anche della posizione dei punti cardinali considerando che l’ombra si proietta particolarmente verso nord.  

Dopo aver analizzato le diverse variabili, inizieremo a collocare su carta, i bancali e le aiuole rialzate su cui si andremo a coltivare, in modo da pianificare gli spazi, le colture da impiantare, le consociazioni e le rotazioni; questo schema servirà poi per realizzare in campo quanto progettato su carta.

Molto importante comprendere che alla base di questo concetto di orto circolare, vi è una visione di valorizzazione delle risorse, oltre che economica e di chiaro impatto ambientale, che se applicata in maniera concreta ed estesa, porterebbe beneficio a un intero sistema creando così un circolo virtuoso tout court.








martedì 14 settembre 2021

Novel food

I novel food sono alimenti o ingredienti "nuovi" rispetto a quelli tradizionalmente intesi. Questo concetto è stato introdotto per differenziarli dai prodotti consumati in modo significativo prima del Regolamento CE 258 del 1997. Tali alimenti, quindi, non sono nuovi per i consumatori, infatti tale diversificazione è stata operata allo scopo di fornire una maggiore protezione ai cittadini europei. (Wikipedia)

La legislazione

Dal 1° gennaio 2018, il Regolamento (UE) 2015/2283 sui nuovi alimenti (novel food), è entrato in vigore abrogando il precedente Regolamento (CE) 258/97.

Nel nuovo regolamento, come peraltro già previsto nel precedente, per novel food si intendono tutti quei prodotti e sostanze alimentari privi di storia di consumo “importante” al 15 maggio 1997 all’interno dell’Unione Europea, e che, quindi, devono comunque sottostare ad un'autorizzazione per valutarne la loro sicurezza, prima della loro immissione in commercio.

Una delle novità di questa nuova regolamentazione è la centralizzazione della richiesta di autorizzazione che deve essere presentata direttamente alla Commissione europea attraverso un sistema online, anziché ad uno degli Stati membri come avveniva precedentemente. La domanda dovrà essere preparata in conformità alle linee guida pubblicate dall’autorità per la sicurezza alimentare EFSA (European Food Safety Authority) e dovrà contenere tutti i dati scientifici a supporto della sicurezza della dell’alimento oggetto della richiesta autorizzativa.

L’accertamento sulla sicurezza del “nuovo cibo”, verrà fatto direttamente dall’EFSA, la cui Commissione rilascerà l’autorizzazione attraverso l’inserimento del “novel food autorizzato” nell’elenco dell’Unione (Union list) insieme a tutte le specifiche previste, inclusi gli eventuali ingredienti in cui può essere contenuto nella preparazione alimentare specificando le dosi e le altre caratteristiche. Il regolamento verrà applicato anche agli alimenti non ancora commercializzati in UE ma già in commercio al di fuori dell’Unione Europea. Nel caso in cui un alimento derivato dalla produzione primaria avesse fatto registrare una storia sicura e comprovata di consumo in un paese extra UE, con il nuovo regolamento è prevista una procedura agevolata per l’immissione sul mercato dell’Unione di “alimenti tradizionali da Paesi terzi”; anche in questo caso la domanda dovrà essere redatta secondo le linee guida specifiche alla Commissione dell’EFSA, corredata dai dati sulla sicurezza d’uso nel paese di provenienza. Nota importante è che con le nuove norme sono esclusi dal campo di applicazione gli aromi, gli additivi e i solventi di estrazione, già disciplinati da specifiche regolamentazioni.

Un'ulteriore novità introdotta dall’art.4 del Regolamento 2015/2283, riguarda la procedura di determinazione dello status di nuovo alimento, le cui modalità di esecuzione sono state esplicitate dal Regolamento (UE) 2018/456. Attraverso questa normativa gli operatori del settore alimentare potranno verificare se l'alimento che intenderanno commercializzare sul mercato dell'Unione Europea è un novel food, inviando una richiesta ad uno degli Stati Membri secondo quanto definito dal detto regolamento (2018/456), fornendo nel contempo tutte le informazioni richieste.

Per informazioni dettagliate sulla normativa completa è possibile consultare la pagina Novel food (https://ec.europa.eu/food/safety/novel_food_en) sul sito della Commissione europea).




I trend

Secondo uno studio dell’IPIFF (International Platform of Insects for Food and Feed) in Europa si producono già più di 6 mila tonnellate/anno di proteine di insetti, le cui previsioni sono quelle di arrivare tra 2 e 5 milioni di tonnellate entro il 2030, a seconda del quadro legislativo che si avrà nei prossimi anni. A livello mondiale invece, il mercato degli insetti ha già superato i 55 milioni di dollari nel 2017; secondo alcune stime di Global Market Insights, ci saranno aumenti esponenziali e si prevede che supereranno i 700 milioni di dollari nel prossimo triennio. In Italia invece, secondo un recente sondaggio della Coldiretti, il 54% degli italiani considera ancora gli insetti estranei alla cultura alimentare nazionale.




Alimenti e cucina

Fra i vari cibi che possiamo trovare in giro per il mondo ci sono le larve di farina gialla utilizzate come snack o ingrediente di altri alimenti, pasta all’uovo artigianale ai grilli, millepiedi cinesi arrostiti al forno per renderli croccanti e poi affumicarli, tarantole arrostite senza conservanti né coloranti prodotte a Laos (Asia), oppure anche vermi giganti arrostiti (in Thailandia). L’Asia è il continente dove si possono trovare più “varietà” di novel food, si passa infatti dagli scorpioni dorati dalla Cina a quelli neri dalla Thailandia, fino ad arrivare agli scarabei consumati come aperitivo in spiedini. Fra queste nazioni la scelta più vasta a livello di cucina per questa tipologia di alimenti, è indubbiamente della Thailandia, dove si possono consumare piatti con una vasta scelta di grilli, da quelli al curry e cocco a quelli piccanti al gusto barbecue, fino ad arrivare a quelli al peperoncino dolce.

A  livello europeo i più diffusi sono i vermi di farina aromatizzati alla paprica, al curry e al sale marino (prodotti in Belgio) consumati come apericena, oppure i bachi da seta utilizzati come dessert con vodka.

In Italia avendo una cultura culinaria decisamente più tradizionale, siamo ancora agli inizi rispetto a queste tematiche, anche se diverse start up in questo campo si stanno facendo strada, per esempio in Piemonte possiamo trovare la prima fattoria nazionale d’insetti (https://www.agrifoodtoday.it/notizie/piemonte-allevamento-grilli.html), così come anche in Veneto si possono già vedere diversi allevamenti con integrato e-commerce (http://www.insetticommestibili.it/).

Anche a livello scolastico si sta iniziando a studiare queste nuove forme di allevamento, è il caso dell’Istituto agrario di Treviglio (https://www.larassegna.it/insetti-commestibili-il-dado-e-tratto/) che ha allestito all’interno di un laboratorio un allevamento con alcuni esemplari di grillo.

Vedremo se in futuro anche in un paese com l’Italia legato ad una cucina del territorio basata su ingredienti più tradizionali, nasceranno nuove ricette basate su novel food, in grado di stuzzicare il gusto dei consumatori.