martedì 30 giugno 2026

I macro elementi del terreno

Affinché le piante del nostro orto possano crescere e svilupparsi nel modo corretto, occorrerà che vi siano alcuni elementi nutritivi suddivisi in macro e in micro, presenti nel terreno nelle giuste quantità.


I macroelementi

I macroelementi, detti anche macronutrienti, sono quei nutrienti di cui le piante hanno bisogno in quantità maggiore, svolgono essenzialmente un ruolo strutturale ed energetico; Sono elementi indispensabili per la crescita e lo svolgimento delle funzioni metaboliche delle piante.

I principali macroelementi sono tre: N (azoto), P (fosforo) e K (potassio); sono gli elementi chimici più assorbiti e maggiormente limitanti per le rese degli ortaggi. Fondamentali saranno le quantità presenti, perché dovranno essere nella giusta misura, diversamente sia un eccesso che una carenza provocherebbe dei grossi problemi e squilibri legati alla crescita dei vegetali.

Importanti sono anche i macroelementi secondari, quali: il Calcio (Ca), lo Zolfo (S), il Magnesio (mg) e il Ferro (Fe), solitamente però sempre presenti nel terreno ed in quantità non limitante.


Vediamo nel dettaglio i più importanti:

AZOTO: allo stato puro è un gas che forma 4/5 della nostra atmosfera. È anche l’elemento che più spesso manca ai nostri terreni, per questo è indispensabile; pertanto, è fondamentale prestare una continua attenzione alla sua presenza. 

I principali problemi connessi a elevata o eccessiva disponibilità di N sono:

  • Rallentamento della velocità di sviluppo, ritardo nelle date di fioritura, fruttificazione e maturazione
  • Minore resistenza ad avversità climatiche e parassitarie
  • scarsa resistenza meccanica
  • suscettibilità a fitopatie
  • minore sensibilità al freddo e maggiore acquosità
  • aumento consumi idrici: sinergismo tra acqua e N
  • accumulo di nitrati nella pianta.

Considerato il «motore» della vita vegetale in quanto favorisce la formazione del fogliame e del legno. Una sua carenza sarà evidente anche a occhio nudo perché le foglie dei vegetali assumeranno un colore verde scialbo con tendenza ad ingiallire precocemente, lo sviluppo diverrà lento e la pianta gracile. Per venire assimilato dalle piante, dovrà essere fissato da microrganismi attraverso una serie di procedimenti chimici che, solo alla fine, lo renderanno disponibile.


FOSFORO: questo elemento in natura non è mai libero (puro), esso infatti si combina con l’ossigeno dando origine all’anidride fosforica, una sostanza assai utile per la vita delle piante; allo stato puro invece, è molto pericoloso. 

Favorisce le fasi iniziali di sviluppo degli apparati radicali, aumenta la precocità (al contrario dell’N) ed è fondamentale per lo sviluppo di tutto il vegetale, perché favorisce la crescita, l’aspetto, il volume e migliora il sapore degli ortaggi. Al contrario, la sua carenza renderà più difficile lo sviluppo della clorofilla, per questo motivo il fogliame assumerà un colore rosso-bruno e diminuirà di conseguenza il rendimento della pianta.


POTASSIO: elemento in grado di svolgere un’azione energica sull’assimilazione degli elementi indispensabili alla vita vegetale e ne solleciterà la maturazione. 

Importante regolatore fisiologico della permeabilità cellulare, dell’equilibrio acido-basico (neutralizza acidi organici), dei sistemi enzimatici della sintesi dei glucidi, proteine e grassi. Aumenterà la resistenza alle avversità (freddo, patologie) e migliorerà allo stesso tempo la turgescenza cellulare.

La sua carenza renderà il fogliame dapprima verde-azzurro, poi violaceo e rosso-bruno, con macchie gialle ai bordi; molto importante accorgersi in anticipo di una sua eventuale carenza per evitare problemi successivi.



Pianta di fagiolino, fondamentale per la fissazione dell'azoto atmosferico



martedì 3 marzo 2026

La tessitura: proprietà fisiche del terreno

In agronomia la tessitura è la proprietà fisica del terreno che lo identifica in base alla composizione percentuale delle sue particelle solide distinte per classi granulometriche. Questa proprietà è importante per lo studio dei suoli e del terreno, in quanto ne condiziona sensibilmente le proprietà fisico-meccaniche e chimiche con riflessi sulla dinamica dell'acqua e dell'aria e sulla tecnica agronomica.

Le frazioni granulometriche del terreno si distinguono in grossolana (sabbia e scheletro), fine (limo) e finissima (argilla); sabbia, limo e argilla costituiscono la cosiddetta terra fine.

In funzione del diametro delle particelle con cui sono composti i terreni, possono essere classificati in modo diverso.







Terreni sassosi

Si definiscono sassosi i suoli in cui prevalgono i ciottoli o, comunque, particelle di terra con un diametro superiore ai 2mm; questi terreni lasciano filtrare e sgrondare l’acqua impedendole di ristagnare; per contro, offrono alle piante particelle troppo grosse per essere sfruttate dalle radici e sono di ostacolo al germogliamento della semente.


Terreni sabbiosi

Si definiscono sabbiosi i suoli in cui prevale la sabbia, grossa o fine, per questo motivo possono essere a loro volta suddivisi a seconda delle dimensioni dei granuli. In generale questi hanno grandezza compresa fra i 50 μ (micron) e i 2 mm così ripartiti:

  • Molto fine, fra 50 e 100 μ
  • Fine, fra i 100 e i 250 μ
  • Media, fra 250 e 500 μ
  • Grossa, fra 500 μ e 1 mm
  • Molto grossa, da 1 a 2 mm

La caratteristica negativa di questi terreni è che, similmente a quelli sassosi, trattengono poco l’acqua i sali minerali e gli elementi necessari per la nutrizione delle piante; hanno invece la caratteristica che si possono lavorare facilmente, non sono però in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni argillosi

Si definiscono argillosi i suoli in cui prevalgono le particelle di diametro piccolissimo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. Da un punto di vista chimico e mineralogico, la frazione granulometrica prevalente è l'argilla, rappresentata da minerali argillosi, silice, idrossidi di ferro e alluminio e dall'humus. Questi terreni possono essere soggetti a ristagni, si lavorano con difficoltà però sono in grado di mantenere la forma di lavorazione.


Terreni limosi

Si definiscono suoli limosi quei terreni che presentano caratteristiche intermedie a quelle della sabbia e dell’argilla.  In pratica questi suoli hanno il 10% di sabbia, l'80% di limo e il 10% di argilla. I loro difetti sono rappresentati da una forte tendenza a conservarsi allo stato disperso con effetto addensante con il terreno impermeabile sia all'aria e sia all'acqua. Un suolo limoso in sostanza ha i pregi e i difetti della sabbia e dell’argilla.

Suoli con molto limo sono di difficile gestione agronomica e pongono problemi di fertilità fisica e meccanica, oltre che biologica.



Piante di fagiolini in crescita nella prosa pacciamata; inserendo questa coltura nella rotazione, arricchiremo il terreno di azoto




Terreno di medio impasto

Questa tipologia di terreno presenta frazioni di sabbia, limo e argilla in quantità tale che nessuna di queste componenti prevalga; pertanto, si dice essere il migliore per chi pratica orticoltura, questo perché vi sono le condizioni ideali per uno sviluppo equilibrato delle piante.

La tessitura di questa tipologia di suolo è:

  • 50-70% sabbia
  • 25-40% limo
  • 5-15% argilla
  • humus > del 2%
  • scheletro accessorio

Un terreno di questo tipo, si ottiene con limitate lavorazioni, costante apporto di sostanza organica (prestando attenzione a non eccedere), corrette consociazioni e rotazioni colturali, irrigazione a goccia e tecniche agronomiche di salvaguardia del suolo, come per esempio la pacciamatura naturale.