martedì 12 aprile 2022

La semina nell'orto

La riproduzione dei vegetali può essere effettuata in due modi: via agamica o via gamica, vediamo nel dettaglio:

  • La tecnica agamica è basata sul trapianto di una parte della pianta;
  • La tecnica gamica è la riproduzione delle piante mediante spore o semi.

Attraverso il seme si riproducono la maggior parte degli ortaggi, mentre la propagazione via agamica, è invece molto diffusa negli alberi da frutto, sebbene talvolta possa interessare anche l’orto, nello specifico le piante aromatiche. 

Molto importante è il periodo di semina, in quanto da esso dipenderà anche il momento della raccolta; pertanto, è bene ragionare in termini di stagionalità, cercando di conoscere sia le tempistiche per seminare e sia i tempi di raccolta degli ortaggi.

Fondamentale è la metodologia, ossia cercare di dilazionare le tempistiche di semina su un ampio periodo in modo da avere un raccolto più graduale e prolungato, questo consentirà di scalare semine e raccolti.

Vediamo nelle quattro stagioni dell’anno cosa seminare o piantare partendo dalla stagione più fredda: l’inverno, per arrivare fino all’autunno seguendo la stagionalità.


Semi di fagiolino in contentitore di vetro in conservazione invernale



Inverno

È un periodo difficile soprattutto tra dicembre e febbraio in quanto il terreno spesso è gelato, soprattutto al nord, in più le condizioni climatiche non favorirebbero la germinazione e la sopravvivenza di molte piantine dell’orto.

In questa fase nel nostro orto circolare impianteremo aglio e cipolle, colture in grado di affrontare le gelate invernali e arrivare a raccolta a fine primavera/inizio estate.

Vi sono poi delle piante cosiddette perenni quali il rabarbaro e il carciofo, che potranno rimanere tutto l’anno, compreso l’inverno.


Primavera

Periodo fondamentale per la semina è la stagione primaverile, dove avremo di fronte diversi mesi in cui si potrà seminare e/o trapiantare le piantine del semenzaio nei bancali dell’orto circolare. 

Nei mesi che andranno da marzo a maggio, si potranno seminare quasi tutti i tipi di ortaggi esclusi ovviamente quelli invernali, molto importante in questo intervallo di tempo seminare o trapiantare varietà al momento giusto, in quanto in questo periodo ci si gioca buona parte del lavoro di tutto l’anno solare, pertanto, lavorando con accortezza e seguendo i ritmi corretti, getteremo le basi per un raccolto estivo/ autunnale ricco.


Semi di zucchine in fase di conservazione invernale


Estate

Nel segno della continuità rispetto al periodo precedente, si prepareranno le coltivazioni invernali e quelli autunnali. Attenzione alla germinazione, in quanto si dovrà controllare che il forte sole e caldo intenso, non mettano in difficoltà le piantine appena nate, così come anche la siccità. 

A partire da fine estate si potranno trapiantare colture orticole in grado di adattarsi alle basse temperature che, se piantate in questo periodo, potranno crescere e svilupparsi in autunno e potranno andare a maturazione e raccolta in inverno; i più importanti ortaggi sono: cavoli, broccoli, verze, porri e finocchi.


Autunno

Trascorso il caldo estivo si passerà a seminare o trapiantare quelle piante in grado di resistere alle prime gelate invernali, a partire da settembre sarà possibile seminare nel nostro orto circolare: spinaci, ravanelli, cipolle, lattuga, barbabietole, carote, cavolo, rucola, porro, valeriana, cicorie, radicchio, scarola, cime di rapa e aglio rosa. Ossia ortaggi abbastanza resistenti anche alle basse temperature, che però grazie alla nostra pacciamatura, saranno in grado di resistere al meglio ai primi sbalzi di temperatura legati al periodo.

Il mese di ottobre sarà ideale per trapiantare piante aromatiche come: erba cipollina, alloro, origano, salvia, timo, menta e rosmarino.





venerdì 18 marzo 2022

L'orto circolare

Economia circolare è una locuzione che definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo dunque anche la sua ecosostenibilità. Secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, in un'economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera (https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_circolare).

Il modello di produzione e consumo noto come “economia circolare” o green economy, si basa sui principi di condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti, in modo tale che i beni esistenti possano durare il più a lungo possibile. Il sistema di produzione e consumo alimentare, è forse il settore che più di ogni altro che mostra gli impatti e le contraddizioni del modello lineare sui meccanismi che regolano lo stato di salute dei sistemi naturali e ambientali attraverso la perdita della biodiversità, le alterazioni del ciclo dell’azoto, del fosforo e il deterioramento nell'utilizzo del suolo.

L’agricoltura è un terreno fertile per l’economia circolare, dal settore primario infatti, arrivano reflui zootecnici, scarti alimentari e delle colture che rappresentano una fonte rinnovabile per il recupero di elementi che giocano un ruolo centrale per il rinvenimento e la trasformazione di risorse organiche in ammendanti o concimi naturali, capaci di modificare e migliorare le proprietà e le caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e meccaniche di un terreno.



Applicare i principi dell'economia circolare soprattutto al settore orticolo, puntando sul recupero delle risorse sottratte ma ancora in circolo come, per esempio, gli scarti alimentari facendo il compost, o il recupero di sottoprodotti quali le potature oppure interrando residui vegetali con una lavorazione minima, consentono di diminuire la quantità di rifiuti prodotti e migliorare allo stesso tempo la produttività salvaguardando la biodiversità e la qualità dei prodotti.

L’orto circolare è il metodo attraverso il quale coltivo il mio orto, applicando laddove possibile, i concetti di “circolarità” nel tentativo di recuperare, riutilizzare e lavorare sul principio di orticoltura organica. In pratica, per me, significa lavorare sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche orticole con le moderne conoscenze scientifiche sempre nel rispetto dei ritmi naturali.  

Fra i vari approcci scientifici, relativamente alla rigenerazione del terreno e alla sua fertilità, mi riferisco al modello di agricoltura blu (https://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura_conservativa), che attraverso una serie di pratiche agronomiche permette una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione sulla struttura, sul contenuto della sostanza organica e sull’entità del processo di erosione e conseguente degradazione. Nello specifico, applicandolo all’orticoltura attraverso principi e metodi sinergici (https://it.wikipedia.org/wiki/Emilia_Hazelip), cerco di apportare sperimentazioni che mi consentono di migliorare ma nello stesso tempo conservare la filosofia del “lasciar fare alla terra”.

Ragionare in termini di orto circolare, significa lavorare nel rispetto dei limiti ecologici uscendo dal paradigma dello sfruttamento della natura, per entrare in una logica di interscambi, sostenibilità, durevolezza e ciclicità; in questo modo, quello che potrebbe essere uno scarto di lavorazione o di fine produzione, può diventare una risorsa per un altro ciclo produttivo e così via, aumentandone il valore ecologico ed economico. 

Un esempio pratico e concreto è la biotriturazione, dove attraverso un biotrituratore meccanico, ho sminuzzato rami di potature in cippato utile per poi utilizzarlo come rincalzo di pacciamatura per l’orto.



Biotriturazione di rami residuali di potatura con cippato finale per pacciamatura



Per realizzare un orto circolare, sarà di fondamentale importanza pensare prima di tutto alla sua corretta progettazione, perché coltivare in modo naturale con logiche di recupero, richiede innanzi tutto alcune attenzioni particolari per non rovinare l’equilibrio dell’ecosistema.

Assimilate le logiche sinergiche, il primo passo da compiere sarà valutare il luogo in cui si vorrà impiantare l’orto circolare, verificando l’esposizione al sole e al vento, prendendo nota delle piante spontanee presenti in questo appezzamento in modo da fare una ricerca per capire che tipo di terreno si ha di fronte e che informazioni ambientali si possono ricavare. Per esempio, se vi saranno tarassaco e cardi, il suolo sarà argilloso, mentre un suolo ricco di azoto avrà magari delle ortiche, oppure un terreno con un pH acido potrà avere felci, ginestre ed eriche, e così via.

Molto importante sarà valutare anche la presenza di alberi o siepi, per capire eventuali zone d’ombra considerando anche il loro ciclo di sviluppo e la loro interazione con l’ambiente. Gli alberi fanno parte di un sistema, ed è un elemento in grado di svolgere diverse funzioni che dovranno essere valorizzate, tant’è che più un complesso sarà diversificato e più potrà essere resistente e durevole nel tempo. Fondamentale sarà l’azione delle radici degli alberi sull’infiltrazione dell’acqua, in quanto la loro azione di radicamento impatterà su una corretta gestione dell’erosione del terreno, favorendo in questo modo anche il nostro orto circolare. Un altro importante aspetto proverrà dalle foglie cadenti per l’apporto di biomassa (sostanza organica e minerali) al terreno, che consentirà di attivare una serie di processi che renderanno il suolo sempre più fertile. Inoltre, il legno che si ricaverà dalle potature potrà essere una risorsa da valorizzare come cippato per la pacciamatura delle nostre prose. 

Anche le siepi rivestiranno un’importanza di un certo rilievo, potranno infatti fungere da frangi-vento, ma, soprattutto, saranno rilevanti per la biodiversità nell’attirare insetti utili.

Una volta effettuati questi rilievi, sarebbe auspicabile fare un progetto su carta o con supporto informatico (io, per esempio, uso degli schemi su excel), in modo da pianificare e rappresentare lo spazio disponibile in proporzione (scala), tenendo conto anche della posizione dei punti cardinali considerando che l’ombra si proietta particolarmente verso nord.  

Dopo aver analizzato le diverse variabili, inizieremo a collocare su carta, i bancali e le aiuole rialzate su cui si andremo a coltivare, in modo da pianificare gli spazi, le colture da impiantare, le consociazioni e le rotazioni; questo schema servirà poi per realizzare in campo quanto progettato su carta.

Molto importante comprendere che alla base di questo concetto di orto circolare, vi è una visione di valorizzazione delle risorse, oltre che economica e di chiaro impatto ambientale, che se applicata in maniera concreta ed estesa, porterebbe beneficio a un intero sistema creando così un circolo virtuoso tout court.








domenica 20 febbraio 2022

Come progettare un impianto d'irrigazione in un orto circolare

Se disponiamo di uno spazio utile, sarà importante creare un sistema di recupero dell'acqua piovana fuori terra basato sul principio dei vasi comunicanti, che, raccogliendo una quantità di acqua da poter riutilizzare per irrigare l'orto, consentirà di recuperare questo prezioso liquido attraverso la pioggia dalle grondaie e nei pluviali invece di essere scaricata direttamente nelle fognature. 

A monte di tutto, se vogliamo riutilizzare l'acqua piovana, sarà necessario predisporsi ad una pulizia e manutenzione periodica delle grondaie in modo tale da evitare l’accumularsi dei detriti, delle foglie e quant'altro che poi finirebbe sicuramente nella cisterna intasando il filtro del collettore. La cosa migliore, sarà, quindi, quella di installare un parafoglie laddove la grondaia si congiungerà al pluviale, in questo modo bloccheremo la discesa del fogliame favorendo il deflusso del liquido; per il resto, si dovrà montare una cisterna (o barile o bidone) nelle vicinanze del pluviale per la raccolta dell’acqua piovana.

Qualora non si disponesse di una vasca di raccolta o non si potesse creare, sarà possibile irrigare prendendo l’acqua direttamente dal rubinetto del lavandino presente in giardino, oppure per chi ne avesse la possibilità, da un pozzo artesiano nel proprio appezzamento di terreno.





Dopo aver realizzato l’orto circolare, compresa la realizzazione dei bancali, a completamento della preparazione, dovremo realizzare e installare un impianto di irrigazione a goccia che possa portare acqua alle piante nei periodi di maggiore siccità.

Prima di ricoprire i bancali con materiale pacciamante organico, si dovranno posare dei tubi che attraversando l’orto, distribuiscano l’acqua dalla cisterna, dal rubinetto o dal pozzo artesiano, mediante tubicini forati posti sui nostri bancali.

I tubi forati, chiamati alette gocciolanti, dovranno essere installati su ogni bancale formando un quadrato o un anello.  Il diametro di questi tubi dovrà essere di circa 12-16 mm, che dovranno poi essere fissati sulla parte distesa del bancale mediante l’ausilio di appositi picchetti, sopra i quali si poserà uno strato di pacciamatura organica.

A questo punto se avremo seguito correttamente l’impostazione, ogni bancale sarà sormontato da un tubicino forato che lo percorrerà da ambo i lati piegandosi (attenzione ad evitare strozzature) e andando a formare due binari più o meno paralleli, che andranno poi a ricongiungersi nella parte alta e basale della prosa; in uno di questi punti, solitamente nella parte basale, si collegheranno per mezzo di una giuntura a “T”, collegata al tubo principale non forato, che dal nostro punto di raccolta (cisterna, pozzo o fontanella), invierà acqua a tutti i tubi forati, qui uno schema a titolo esemplificativo:


Schema impianto d’irrigazione realizzato su file xls


Al termine della messa in opera, comunque prima di procedere con la bio-pacciamatura, sarà auspicabile procedere ad una verifica dell’impianto, in modo tale da assicurarsi che tutte le zone vengano raggiunte in maniera uniforme dall’acqua, questo perché essendo il bancale ancora scoperto, sarà possibile verificare a occhio nudo la sua funzionalità.

La prova dell’impianto di irrigazione consentirà di verificare anche in quanto tempo tutta la superficie della parte piana del bancale si bagnerà e quando sarà completamente umida, questo perché a regime, l’acqua dovrà infiltrarsi lentamente verso il basso, così da raggiungere le piante che saranno coltivate. 

Grazie poi alla pacciamatura, si eviterà una rapida evaporazione dell’acqua, pertanto capire bene fino a punto il nostro impianto sarà funzionale, ci consentirà di evitare sprechi ed ottimizzare una risorsa sempre indispensabile.





Agr.Dott. Mauro Bertuzzi



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